—Voi dite, Pablo?—domandò l'almirante, volgendosi al marinaio che aveva parlato poc'anzi.

—Dico, signor almirante, che sono le Sirene. Io le conosco, per averle già vedute, un'altra volta, sulla costa d'Africa. Osservate le mani, come finiscono in alette di pesce. Se poi saltassero fuori dell'acqua, si vedrebbe la coda.

—E sono tre, come le antiche;—disse Damiano, che si era avanzato anche lui al capo di banda, come uno spettatore ai primi posti.—Non una di più, e non una di meno. Ma in che modo possono trovarsi qui, tanto lontane dai loro classici paraggi?

—Saranno altre, e non quelle;—gli rispose Cosma, che si era avanzato al suo fianco.

E poi,—disse Pablo,—credete voi che siano così poche, le Sirene? Si vedono di rado; ma ce ne sono per tutti i mari.

—Scusate, Pablo;—rispose Damiano.—Io non conoscevo che quelle a cui Ulisse non volle usare la cortesia di starle a sentire, mentre cantavano.

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—Questo Ulisse dev'essere stato un uomo di giudizio,—rispose Pablo, tentennando la testa.

—Eh, infatti, questa è la fama che corre di lui;—soggiunse Damiano.—Egli è stato l'uomo più furbo dell'antichità. Ma perchè dite voi che fece prova di buon giudizio, voi che non avete letto Omero?

—Non so chi sia questo Omero;—disse Pablo.—So che le Sirene non appariscono mai che per cantar burrasche e naufragii.