Questi, frattanto, ragionava con Pablo; il quale seguitava a tentennare la testa, mormorando:
—Brutto segno, queste Sirene! brutto segno! L'almirante non vuole che si dica. Ma noi, in costa [pg!329] d'Africa, siamo andati a rompere negli scogli, per le maledette Sirene.
—E noi, Pablo, non ci abbiamo dato, negli scogli, anche prima di vederle?—rispondeva Damiano.—State di buon animo; il guaio è avvenuto in anticipazione, e questo, se la scienza augurale non falla, è uno scongiuro più che bastante.
—Sì, sì, avrete ragione;—borbottava quell'altro;—ma in costa d'Africa abbiamo fatto naufragio, ed io non mi sono salvato che per un miracolo di sant'Iago.
—Gli dovete un pellegrinaggio;—rispose Damiano.
—E gliel ho fatto, non dubitate, gliel ho fatto;—replicò il marinaio brontolone.
Damiano se ne ritornava frattanto verso il cassero di prora.
—Che cosa dicono?—gli domandò Tolteomec.—Mi sembrano spaventati, i tuoi compagni.
—Caro amico,—rispose Damiano, atteggiando il volto ad una espressione di tristezza,—c'è da spaventarsi davvero. Non le hai vedute anche tu, le Sirene?
—Quegli animali nei flutti?