—Sì, quegli animali;—ripetè Damiano.—E non ti sei spaventato anche tu, Tolteomec? Non ti sei spaventata anche tu, Abarima taorib?
—No,—disse Abarima.—E perchè avrei dovuto spaventarmi?
—Perchè? mi domandi il perchè? Sappi, fanciulla, che quegli animali son donne, ma donne di una specie particolare, sommamente pericolosa. Tutti i pesci hanno lische, mia cara; ma ci sono dei pesci che ne hanno troppe. E questo è il caso delle Sirene; son donne.... tutte lische. Vivono nel mare, nuotano come i pesci, e come i pesci hanno [pg!330] la coda. Chi le incontra a fior d'acqua, come le abbiamo incontrate noi poco fa, finisce male, non vuol morire nel suo letto.
—Dici tu il vero?—esclamò Abarima, rabbrividendo.
—Sì, cara; e così non fosse! Sono spiriti maligni, o invenzioni degli spiriti maligni, che torna lo stesso. Abitano ordinariamente in certe grotte, nei più profondi abissi dell'Oceano. Vengono fuori di rado; ma quando ci vengono, è segno di temporale. E sai perchè vengono a fior d'acqua? Per invitare i marinai ad andare di sotto.
—Ma non ci si può vivere, sott'acqua;—disse Abarima.
—La tua osservazione è piena di buon giudizio;—rispose Damiano.—E non ci si vive, infatti; ci si muore. Questo è per l'appunto il fine a cui mirano le Sirene. Esse pigliano i morti nelle loro braccia, li adagiano gentilmente sull'erba verde che tappezza il fondo del mare, ci mettono sopra una pietra, e non se ne parla più.
—Brutta cosa!—gridò la fanciulla.
—Oh, bruttissima;—riprese Damiano.—E questa fu la morte che rischiò di fare il re Ulisse. Non sai tu che cosa sia accaduto ad Ulisse?
—No, ignoro chi sia questo Ulisse.