Mentre così ordinava l'almirante, Tolteomec si presentava a domandargli un'udienza.
—Che desideri tu?—gli chiese Cristoforo Colombo.
—Potente signore degli uomini bianchi,—disse Tolteomec,—la mia figliuola non è più desiderosa di lasciare la terra dei nostri padri. Oggi abbiamo toccata nuovamente la riva. Domani tu riprenderai l'alto mare, e Haiti sfuggirà dai nostri occhi.... forse per sempre.
—Tu sei pentito, non è vero?—domandò l'almirante.—Non vuoi più venire in Azatlan, a vedere il re e la regina di Castiglia?
—Mio signore....—balbettò il vecchio Haitiano,—il mare è perfido.... le Sirene hanno dato l'annunzio della morte....
—E tu credi a queste sciocche paure?
—Anche Damiano lo ha detto;—replicò Tolteomec.—Le Sirene annunziano l'uragano.... l'uragano che sommerge le grandi piroghe.
—Oh povera scienza!—esclamò Cristoforo Colombo.—E chi vi ha messe queste ubbie nella testa? messer Damiano?—Cusqueia,—soggiunse egli all'interpetre, che aveva accompagnato il fratello di Guacanagari all'udienza;—chiamami Damiano.—
Damiano fu pronto ad accorrere, ed ugualmente pronto a capire che la sua macchia d'olio si era allargata, penetrando anche molto bene il tessuto.
—Perdonate, messere,—diss'egli all'almirante, parlando nel vernacolo genovese, che Cusqueia non poteva capire.—Mi pare necessario di levarci questi due selvaggi dai piedi. La ragazza è venuta per capriccio, ed ora incomincia a pentirsi della sua risoluzione. Cosma è seccato; io più di lui....