—Il grande Spirito sia con te, gran capo degli uomini bianchi;—gli disse.

—E con te, buon amico;—rispose l'almirante.—Dirai a Guacanagari che io confido in lui, perchè i miei uomini non abbiano a mancare di nulla, nella fortezza del Natale.—

Abarima seguitava a piangere. L'almirante le fece portare nel palischermo una collana di perle di vetro a tre filze, e un pezzo di stoffa moresca dai vivaci colori. Con quel donativo egli chetò la bella selvaggia, che seguitò a piangere, ma incominciò anche a sorridere. Così avviene anche al cielo, quando finisce l'acquazzone e ritorna il sereno, che il sole si mostra fra mezzo alle nuvole rotte e i suoi raggi d'oro si rifrangono nelle ultime gocce di pioggia.

Cosma era stato tutto quel tempo nascosto nel suo rancio, sotto coperta. Damiano andò a lui, appena vide il palischermo allontanarsi dal fianco della nave.

—Ebbene?—domandò Cosma, levando gli occhi.

—Partita;—rispose Damiano.

—Ah, finalmente, respiro.

—Sì, respira, fortunato briccone! Ma ti ho dovuto salvar io, da questa noia. Io, capisci? E se tu [pg!340] non mi fai erigere una statua, dirò che non sei capace di gratitudine.—

Cosma balzò dal suo rancio, e gittò le braccia al collo del suo amico Damiano.

—Tu salvi me da una seccatura che non avevo meritata, ma che mi rendeva abbastanza ridicolo;—diss'egli a Damiano.—Ma io ho salvato te da una sciocchezza, che poteva costarti la vita.