Quando venne la volta dei due amici, che sappiamo, Cristoforo Colombo non potè dire, naturalmente, che due nomi di battesimo, e per giunta non i veri ed autentici.

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—Cosma e Damiano,—diss'egli,—miei concittadini; due nobili genovesi, che hanno voluto venire con me, nell'umil veste di semplici marinai.—

Ferdinando salutò graziosamente con un cenno del capo e con un sorriso i due marinai gentiluomini.

—Nobili uomini,—rispose egli,—e più nobili cuori! Qui troveranno in buon punto due loro illustri concittadini, a noi inviati per ambasciatori della eccelsa Repubblica di Genova. Signori,—soggiunse, volgendosi a due gravi personaggi che erano sulla sua destra,—vogliate riconoscere ad abbracciare i vostri concittadini, che si son fatti compagni di fatiche, di pericoli e di gloria del nostro grande almirante e vicerè, don Cristoval Colon.—

I due personaggi uscirono dalle prime file. Erano essi messer Francesco Marchesio, legista, e Giovanni Antonio Grimaldo, ambasciatori mandati da Genova alla Corte di Castiglia, per negoziare un trattato di pace e di alleanza fra i due Governi.

Il Grimaldo riconobbe Cosma alla bella prima, e già aveva incominciato a dirgli:

—Siete voi, messer Gia....—

Ma un'occhiata di Cosma gli mozzò in bocca il nome che egli stava per proferire.

—Siamo Cosma e Damiano, qui;—soggiunse Cosma, a guisa di commento, e parlando il vernacolo di casa;—due amici, due fratelli, come i santi di cui abbiamo assunti i nomi. Le nostre famiglie non sono d'accordo laggiù; ma voi non vi maravigliate, messer Giovanni Antonio, se noi due ci ritroviamo amicissimi qui. Siamo fuori di casa; e fuori di casa possiamo anche incontrarci volentieri con gli ambasciatori del doge Adorno.