—Una bella gloria per voi, messeri, di aver partecipato a questo miracoloso viaggio!—disse Francesco [pg!367] Marchesio, cercando di sviare il discorso dalle cose di Stato.

—E per il nostro insigne concittadino Colombo d'averlo ideato e compiuto;—aggiunse Damiano.—Vedete intanto, messeri? Gli hanno già smozzicato il cognome. E questo mi pare il primo rimprovero alle nostre discordie, le quali non hanno consentita la gloria di scoprire il Nuovo Mondo ai figli di quei Genovesi che avevano pure scoperte le isole Canarie, quelle degli Astori, del Legname e del Capo Verde.

—Di chi la colpa?—mormorò Giovanni Antonio Grimaldo.

—Non vostra, messere, nè del vostro onorando compagno; nè la nostra, a buon conto;—replicò Damiano.—Ad un per uno, siamo tutti innocenti; ma posti a mazzo....

—È vero; non dite di più!—interruppe il Grimaldo.—Ma qui, fuori di casa, tutti amici, non è vero messer Bar....

—Damiano, per ora, e felicissimo al pari di Cosma, di aver salutati due valentuomini della nostra cara Genova.—

Le presentazioni erano finite, e il re Ferdinando aveva fatto un cenno. A quel cenno risposero dall'alto i gravi accordi di un organo. La regina, il re, le dame e i gentiluomini della Corte s'inginocchiarono. I cantori della cappella reale intuonarono il Tedeum, e ad essi fecero eco le voci di tutta quella gente adunata. Il maraviglioso inno Ambrosiano, vera elevazione delle anime a Dio creatore, a Dio consolatore, a Dio datore d'ogni bene, non fu mai cantato con tanta pienezza di gratitudine, con tanta commozione di cuore. Le lagrime corsero più volte agli occhi della regina; di lagrime, per tutto il tempo che durò la modulata preghiera, si mostrarono rigate le guance del navigatore Genovese.

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Finito il canto si levarono tutti, e incominciò la sfilata. Accompagnati dal vicerè delle isole scoperte, dal grande almirante del mare Oceano, Ferdinando ed Isabella si avviarono al palazzo reale, in mezzo ad una moltitudine acclamante.

In più ristretti colloqui il grand'uomo raccontò partitamente ai reali di Castiglia la fatte scoperte. E allora gli toccò di ricevere le congratulazioni, le lodi, le strette di mano di tutti i più eminenti personaggi. Molto egli gradì l'abbraccio di don Pedro di Mendoza, cardinale e primate di Spagna, che era stato il più autorevole dei suoi difensori al tempo del consiglio di Salamanca. Ma egli non potè reprimere un atto di stupore, vedendosi prendere tanto amorevolmente per tutt'e due le mani da don Fernando Talavera, vescovo di Granata, confessore della regina, e già presidente di quel famoso consiglio in cui l'ignoranza aveva fatta una delle sue più solenni comparse.