—Caro mio,—rispose Damiano,—sai che non voglio morir di crepacuore, io? Se la bella Ca....
—Zitto, Bar....—interruppe Cosma.
—E zitto tu, ora!—interruppe a sua volta Damiano.—Vedo che commettiamo un'imprudenza per uno. Fortuna che qui nessuno capisce la lingua madre; altrimenti, il segreto sarebbe custodito per benino!—
La chiacchiera allegra di Damiano durò ancora un bel pezzo. Ma Cosma, che la inframmezzava di poche parole, diradò anche quelle poche, lasciando tutto il carico della conversazione all'amico.
—Ho capito;—disse ad un certo punto Damiano.—La notte è alta, suadentque cadentia sidera sonnos. Vediamo dunque di dormire.—
E sdraiatosi sul fianco, si tirò sugli occhi il cappuccio della sua veste catalana. Pochi minuti dopo, era profondamente addormentato.
—Felice amico!—mormorò Cosma, che stava ancora appoggiato al gomito, contemplando le stelle.—Egli ha lasciato i tristi pensieri di là dall'Oceano; e i miei frattanto....—
E i suoi frattanto li lasceremo lavorare a lor posta, nel silenzio della notte serena. La gente malinconica, si sa, è amante del proprio dolore, e non vuol essere molestata.
Del resto, anche Cosma si addormentò, un'ora dopo i suoi compagni di viaggio. Per compenso (diciamo così) fu anche il primo a svegliarsi, e balzò in piedi senza farsi pregare, al primo cenno delle guide, che annunziavano il sorger dell'alba.
La comitiva si rimise in cammino; attraversò nuove valli e nuove colline, salutò nuovi orizzonti, ammirò nuove scene pittoresche, e ricevette il saluto di nuovi sciami d'insetti, di nuovi stormi di [pg!89] pappagalli. Finalmente, poco dopo il meriggio, appena fornite dodici leghe di cammino da che aveva lasciata la costa, vide aprirsi davanti a' suoi occhi una gran valle, e nel centro di quella valle apparire una lunga lista di terreni coltivati.