—Cubanacan?—domandò Damiano al selvaggio della costa.

—Cubanacan;—rispose quell'altro.

—Ma le case? dove sono le case?—

A questa domanda, fatta in lingua spagnuola, non poteva rispondere il selvaggio della costa. Per rispondere, gli sarebbe bisognato capir la domanda.

Rispose invece, o parve rispondere per lui, il selvaggio di Guanahani.

Bohio;—diss'egli, accennando verso il fondo della valle;—Bohio!

—E Bohio sia;—rispose Damiano.—Io speravo che fossimo giunti alla capitale del gran Cane; invece, a quanto pare, non c'è neanche il sobborgo.—

Per altro, seguitando a guardare, incominciò a distinguere qualche cosa. Si vedevano dei tetti di paglia, d'una forma conica, come quelli che già avevano veduti nelle isole dianzi scoperte. E dopo una mezz'ora di cammino, alla svolta di un poggio, si vide un intiero villaggio; non più di cinquanta capanne, ma tutte assai grandi, fatte di legno, esagone, ottagone, tondeggianti, a forma di padiglioni. Non era la capitale del gran Cane, no certo; non risplendeva di metalli preziosi; ma era sempre un villaggio abbastanza pittoresco, ed era dopo tutto il primo centro popoloso un po' fitto, che fosse dato di scoprire, in quelle isole, dal 12 ottobre al 2 novembre dell'anno di grazia 1492.

—Bohio?—domandò Damiano al selvaggio della costa.

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