Un gesto del re invitò gli ambasciatori a sedere su quegli scanni. Luigi di Torres e Rodrigo di Xeres presero posto nel mezzo, Cosma e Damiano sui lati. Il re stette in piedi, gli altri naturali si accoccolarono sul pavimento. E così fecero fuori dell'uscio tutti coloro che non avevano potuto penetrare nella sala.

—Ed ora, che pesci si pigliano?—disse Damiano tra sè.—Sta a vedere che ci contemplano come rarità, e non si ricordano che abbiamo uno stomaco.—

Damiano, nella sua impazienza, era sempre ingiusto. A buon conto, i naturali di Bohio non li contemplavano [pg!95] soltanto come rarità; li veneravano come figli del cielo. E per tali dimostrarono di averli, poichè il re si avanzò, si gittò bocconi a terra, e baciò a tutti quattro i piedi e le mani. L'atto del re fu imitato con molta compunzione e regolarità da tutti gli astanti: i quali uscirono ad uno ad uno per lasciare il posto a quelli di fuori.

—Non c'è male, non c'è male;—borbottava Damiano;—ma qualche cosa per lo stomaco sarebbe a quest'ora anche meglio.—

Era scritto lassù che tutti i desiderii di Damiano fossero prontamente appagati. Finito il bacio dei piedi, entrarono parecchi naturali, portando su certi piatti larghi, in cui era facile riconoscere dei fondi di zucche, radici arrostite, grani dorati arrostiti del pari, focacce di cassava, frutta di specie diverse, orciuoli di terra con acqua dentro, e piccole zucche dal collo allungato, in cui erano bevande fermentate.

I figli del cielo assaggiarono un po' di tutto, e a certi piatti ritornarono, senza far cerimonie. Il viaggio aveva aguzzato l'appetito, e quelle radici arrostite in ispecie erano molto gustose. Damiano, per altro, rendendo giustizia ad ogni cosa, diede la palma al dolce liquore spiritoso che era contenuto nelle piccole zucche, e che gli era versato in certi mezzi gusci di durissimo legno, che egli vedeva per la prima volta, e non sapeva per ciò a qual frutto appartenessero. Lo seppe più tardi, quando ebbe veduti i gusci intieri, e ne assaggiò la polpa bianca di latte, che aveva sapore di mandorle.

—Cocco;—gli disse Caonec, vedendolo contemplare con grande attenzione il frutto maraviglioso.

—Cocco? sta bene;—rispose Damiano.—È delizioso. Ma bisogna maritarci ancora un sorso di quella bevanda, anche più deliziosa del cocco.—

Il pasto non era finito ancora, quando, ad un [pg!96] cenno del re, i naturali si allontanarono tutti dalla sala del convito. Una strana musica, come di nacchere e di tamburi, si sentiva di fuori.

—Che è ciò? dell'altre novità?—disse Damiano.—Io incomincerei a sentire il desiderio di sdraiarmi sull'erba, all'ombra amica di un palmizio. E poichè siamo destinati a non vedere il gentil sesso di Bohio....—