Ma ve l'ho detto poc'anzi; ogni voto di Damiano doveva essere esaudito, come nelle favole orientali, per opera di un genio benefico.
I naturali del sesso forte erano tutti partiti. E al suono di quella musica strana, apparve sull'uscio uno stuolo di donne.
Era una cortese attenzione del re, ed anche una bella improvvisata. I figli del cielo poterono ammirare a lor posta le grazie delle figlie degli uomini, coperte a mezzo da grembialini di cotone, e da mantelli girati graziosamente a tracolla. Ma dei figli del cielo, due erano Castigliani di nascita; gli altri due lo erano di elezione. E tutti quattro si levarono prontamente in piedi, offrendo i loro sedili alle dame.
Non accettarono esse l'offerta. Volevano buttarsi a' piedi dei figli del cielo, per imitare l'atto di adorazione dei loro uomini. E qui, naturalmente, fu una gara scambievole: delle donne, per baciare i piedi degli ospiti; degli ospiti, per ricusare quell'atto di umiliazione.
—Caonec!—disse Damiano al naturale di Guanahani.—Dirai a queste Veneri di Bohio che da noi non è costume che le dame bacino i piedi agli uomini; ma piuttosto, quando le dame li han belli, si usa di baciarli noi alle dame.—
Se Caonec intendesse a puntino il discorso, non saprei dirvi io. Certo è che l'interpetre parlò lungamente [pg!97] alle Veneri di Bohio; dopo di che esse si contentarono di baciare le mani ai figli del Cielo.
E dopo averle baciate, vollero anche lavarle. Andarono infatti a prendere gli orciuoli dell'acqua, e ne versarono sulle mani degli ospiti. Dopo averle bagnate, era mestieri asciugarle, e le strofinarono diligentemente con batuffoli d'erbe aromatiche.
—Ma questa è civiltà sopraffina;—disse Rodrigo di Xeres.—Che ve ne sembra, signori?
—Si capisce, per altro;—rispose Luigi di Torres, con la sua asseveranza dottorale.—Il lavar le mani è qui una conseguenza naturalissima del mangiar con le dita.
—Popolo senza forchetta, volete dire?—ripigliò Rodrigo di Xeres.—E l'uso dell'erba per rasciugar le mani si spiegherebbe ugualmente, in un popolo senza salvietta. Ma osservate, don Luigi, che sono erbe aromatiche.