—Dare essenze odorose alle mani degli ospiti è costume dell'estremo Oriente;—replicò Luigi di Torres, imperturbato.—Nell'India pastinaca, se crediamo a Beniamino di Tudela....
—Ah sì! nell'India pastinaca;—interruppe Rodrigo di Xeres, che non voleva conoscere le opinioni di Beniamino di Tudela.—Ma qui dobbiamo esserne molto lontani, perchè il vostro siriaco non lo capisce nessuno, don Luigi mio caro.—
Don Luigi si degnò di sorridere, e si strinse nelle spalle, quasi in atto di rispondere:—«Se questi ignoranti non mi capiscono, che cosa ci posso far io?»
Damiano, frattanto, in mezzo a quello stuolo di donne, aveva adocchiata la sua. Dico la sua, perchè ogni uomo crede di doverla trovare, nel numero. E qualche volta, per tema d'ingannarsi, ne prende più d'una. Affrettiamoci a dire, per onor di [pg!98] Damiano, ch'egli ne prese una sola; anzi meglio, non la prese per mano, la scelse a occhio, rivolgendo a lei tutta la sua attenzione.
—Son collocato;—diss'egli a Cosma.—Quella brunettina là si è impadronita del mio cuore. Non mi dir nulla. So già quel che vorresti dirmi. Tutti discorsi al popolo! Quella donna è il mio sogno; lasciami sognare.—
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[Capitolo VI.]
Il primo sigaro fumato nel nuovo mondo da un abitante del vecchio.
Rendiamo quest'altra giustizia a Damiano. Se le giovani donne di Bohio erano Veneri, quella che egli aveva scelta in un impeto subitaneo d'affetto, era l'Anadiomene. E non vi paia che si sprechi il nome di Venere, con donne che avevano la pelle color di rame. Ogni professore di fisica vi dirà che i colori per sè stessi non esistono. Ogni fisiologo vi soggiungerà che i gusti sono diversi, e i capricci egualmente. Io vi ricorderò che se noi associamo il color bianco alla immagine di Venere, la colpa è tutta del marmo Pario e del Pentelico, in cui l'abbiamo sempre vista scolpita. Nel fatto, per piacere a Marte, a Vulcano, ad Anchise e ad altri personaggi dell'antichità, Venere sarà stata di buon colore come ogni altra femmina o dea, e magari più d'ogni altra. Il colore del rame è un incarnato un po' carico; questione di più o di meno.
Aggiungete che la bella selvaggia non era neanche tanto bruna, o era bruna con riflessi luminosi, come di rosa pavonazza. Era poi fatta a pennello; aveva le labbra tinte nel succo della melagrana; aveva gli occhi umidi e languidi sotto l'arco delle [pg!100] ciglia lunghe, e quegli occhi nereggiavano come due more salvatiche entro due coppe d'indaco stemperato. Che occhi, Dio creatore! E dicevano un visibilio di cose; tutte quelle, almeno, che ameremmo farci dir noi, vedendo due occhi di quella fatta.