—Dille che Cosma odia la kohiba come odia le donne;—rispose Damiano.—Cosma è uno sciocco.
—Cosma taorib!—mormorò Samana.
Un'opinione così recisamente espressa, non poteva piacere a Damiano, che si voltò scorrucciato alla sua bella vicina.
—Ecco, signora;—diss'egli.—Bisogna distinguere. Cosma sarà taorib finchè vorrai, ed anche di più. Ma ti prego di credere che nel mio paese, agli occhi di una donna, non è taorib che un uomo solo. Non mi capisci, Samana? Ora te lo faccio spiegare da Caonec. O piuttosto, no!...—soggiunse egli, ravvedendosi.—Non leviamo il velo dell'innocenza a questa divina creatura. Ella vede che Cosma è mio amico, e crede farmi un piacer matto, decorandolo dell'epiteto di taorib. Certo, il mio compagno non è... non è... come si dice il contrario di taorib? A te, Caonec! Come si dice brutto nella tua lingua?
—Uruab;—rispose prontamente l'interpetre.
—Ah sì? Uruab? Dovevo immaginarmelo. Dicevo dunque a questa cara fanciulla che Cosma non è uruab. Tutt'altro! Anzi, la signora Nina lo trovava taorib.... molto taorib.... la qual cosa non tolse che un bel giorno.... Ma già, c'è sempre nel mondo un taorib che è più taorib di noi, o sembra tale, e viene a vogarci sul remo. Ebbene, che cosa dicevo? Samana Taorib... tu mi guardi?... Cioè, non mi guardi affatto. Ma il tuo fumo di kohiba mi dà maledettamente alla testa. Caonec! Caonec! dell'acqua... un sorso d'acqua, ti prego....—
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Caonec corse nella capanna a prendere l'orciuolo, e ritornò prontamente, per accostarne l'orlo alla bocca del fumatore giacente.
—Oh bene, grazie, Caonec. È buona, l'acqua; e noi siamo qualche volta ingiusti con essa. Ancora un sorso... e un altro.... È tanto buona, che la tracannerei tutta d'un fiato. Ma dov'è Samana Taorib, che non la vedo più al mio fianco? Partita! perchè?... Dell'acqua ancora! E ti prego, raccogline un poco nel cavo della mano, e spruzzami il viso.... Mi arde la testa, e mi vengono i sudori freddi alle tempie. Che diavol è? Pigliami tra le braccia, Caonec; tirami su, a sedere... così! Ma no, tirami su, del tutto, in piedi... e sorreggimi. Sento che mi si rovescia lo stomaco. Vorrei passeggiare, Caonec. Là, dietro a quegli alberi, ci dev'essere più aria.—
Caonec, intelligente selvaggio, obbediva a tutti i cenni di quel figlio del cielo. Presolo sotto le ascelle, lo condusse barcollante verso la macchia.