Samana, tutta intenta a guardar Cosma, non diede neanche retta a Damiano; lo lasciò andare senza dirgli crepa.

—Ingratitudine delle taorib!—borbottò Damiano, entrando nella capanna.—Ma non diciamo male delle taorib, dopo tutto. Sono così anche le lepri. Un cacciatore le scopre; un altro le prende.—

Damiano cullava ancora la sua filosofia nel pensile tessuto di un'amaca, quando venne Cosma a raggiungerlo.

—Ah sei qua, tu?—gli disse Damiano—Troppo buono, in verità!

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—Te lo avevo pur detto!—rispose Cosma.—Non ne ber tanto, di quel liquore. È non ti sei contentato di bere; hai voluto anche aspirare il fumo di quell'erba.

—Caro mio, per discacciare gli spiriti della sera. Avevo un diavolo in corpo. E come sai, un diavolo scaccia l'altro.

—Quando non restano in corpo tutt'e due.

—No, sai? uno... è andato fuori di certo. Del resto, cose nuove; e bisogna farci lo stomaco. Ma tu, caro amico, hai fatto un'opera di carità, venendo a vedermi. Ed anche un sacrifizio, mi pare.

—Perchè?