—Perchè hai piantata sull'uscio la mia... no, la tua... infine la nostra Samana Taorib.
—Ma che mia? che nostra? che Taorib?
—Come? e non era poc'anzi con te?
—Eh, sfido! volevi che la scacciassi?
—Non pretendevo questo. Ho detto di averla veduta con te. E ti chiamava Cosma Taorib, la perfida! Sentiamo, che cos'altro ti ha detto?
—Caro mio, lo vorrei, ma non lo posso. Non l'ho capita.
—E non hai preso interpetre?
—No.
—Uomo raro! uomo singolare! giuralo.
—Te lo giuro;—disse Cosma, ridendo a suo malgrado della necessità di un giuramento solenne.—Ma che, per caso, mi avresti tu preso in iscambio, credendomi un altro te?