Per altro, innanzi di salpare le áncore dal Rio de los Mares, comandò che si prendesse qualche naturale dell'isola di Cuba, avendo in animo di condurre d'ogni isola visitata qualche abitante in Castiglia. Furono presi così dodici naturali, tra uomini, donne e fanciulli. Le navi erano già alla vela, quando si accostò in una piroga un selvaggio, chiedendo [pg!117] di essere preso a bordo egli pure. Marito di una delle donne prese dagli Spagnuoli, padre di due fanciulli che con la madre erano stati condotti alla nave, il poveraccio non vedeva che cosa avrebbe potuto far egli a terra, lontano dalla sua famigliuola. L'almirante lo accolse festosamente, e comandò che fosse trattato, egli e i suoi, con ogni cortesia. Così contenti tutti, si uscì dalla foce del fiume, nella giornata del 12, muovendo verso levante, alla ricerca dell'isola di Babeque.
Fu un grave danno per lui, quella illusione di Babeque. Se avesse volta la prora a ponente, e seguitato il suo consueto cammino, avrebbe toccate le coste della Florida; od anche, seguitando a costeggiare l'isola di Cuba, nel rombo di libeccio, avrebbe incontrate le sponde opposte dell'Yucatan, così facendo nel suo primo viaggio la scoperta del Messico, cioè della più ricca e della più incivilita contrada del nuovo mondo.
Ma per allora, seguendo le indicazioni dei naturali di Bohio, egli andò a cercare Babeque, la irreperibile Babeque. Le navi avevano appena pigliato il largo, che incominciò a soffiare il vento di tramontana, e così fresco, da consigliare una poggiata verso l'isola di Cuba. La spedizione entrò allora fra alcune isolette, le quali sorgevano in vicinanza di un gran porto, a cui Cristoforo Colombo impose il nome di porto del Principe. Egli spese qualche giorno a visitare coi suoi palischermi il grazioso arcipelago, a cui diè nome di Giardino del Re. Erano quelle isole così fitte e vicine, che dall'una all'altra non era più d'un quarto di lega; e tanto erano profondi i canali, le rive così adorne di alberi e di erbe così verdi, che niente si sarebbe potuto immaginare di più bello. Tutte quelle isole erano vuote di abitanti; eppure ci si vedevano tracce di molti fuochi [pg!118] di pescatori. Sicuramente, a quelle isole andavano i naturali di Cuba, per attendere alla pesca; la qual cosa si seppe poi con certezza, insieme con altre particolarità, che importano poco al nostro racconto, e che per amore di brevità si ommettono. Ce ne sappia grado il lettore.
Il 19 dicembre, che fu un lunedì, l'almirante salpò nuovamente dal porto del Principe, ripigliando il suo cammino verso la fantastica Babeque. E seguitava a cercarla il 21, quando Martino Alonzo Pinzon, seccato di cercare Babeque in compagnia dell'almirante, si mosse per suo conto alla ricerca di una isola nuova, che i naturali a bordo della Pinta chiamavano Bohio, come i villaggi dell'interno di Cuba. Evidentemente, con quel nome di Bohio indicavano la casa, o un ceppo di case; un luogo abitato, insomma.
Vedendo la Pinta allontanarsi verso levante, Cristoforo Colombo la richiamò coi segnali d'uso. Ma la Pinta non fece caso dei richiami, e andò innanzi per tutto il resto della giornata. Sopraggiunta la notte, l'almirante fece serrare alcune vele, e appiccar lanterne all'albero di maestra, pensando ancora che la Pinta, ottima veliera, lo avrebbe raggiunto; ma invano. La Pinta non ritornò; allo spuntar del giorno si era dileguata del tutto.
Che voleva dir ciò? Noi sappiamo che i racconti di un selvaggio, accennando ad una ricchissima regione, avevano abbagliato il Pinzon. Ma senza sapere di ciò, l'almirante pensava dirittamente dell'altro; pensava ad esempio che Martino Alonzo non era il più obbediente degli uomini e sopportava con impazienza l'autorità del comandante supremo. E sospettava, per conseguenza, di qualche brutto disegno. Il Pinzon voleva, arrogandosi un comando separato, procurare a sè vantaggi separati; [pg!119] oppure egli faceva conto di ritornarsene in Ispagna, per usurpare al comandante supremo l'onore delle fatte scoperte.
La lentezza della Santa Maria non permetteva d'inseguire la Pinta. Cristoforo Colombo, che già tante contrarietà aveva dovuto sopportare e tanti affronti mandar giù, ricacciò il suo giusto sdegno nel fondo dell'animo; e seguitò a veleggiare lungo la costa di Cuba. Gli occorse anzi di ritrovare un bel porto, e di ancorarvisi, per fornirsi d'acqua e di legna. In quel porto, che egli chiamò di Santa Caterina, vide alla foce d'un fiume alcune pietre che avevan mostre d'oro; e le montagne tutto intorno erano vestite di pini così alti, che se ne potevano far alberi per grosse navi.
Ma non era tempo d'indugiarsi. La tarda Santa Maria e la tardissima Nina ripigliarono il viaggio: toccarono un altro porto, che fu chiamato porto Santo, e di là volsero alla punta orientale di Cuba, che prese il nome di Alfa ed Omega. Laggiù, mentre correva bordeggiando, incerto della via da prendere, l'almirante scoprì a scirocco una nuova terra: e questa a grado a grado si mostrava più chiaramente, innalzandosi le sue alte montagne a foggia di piramidi, sulla linea dell'orizzonte, ed annunziando un'isola di grande estensione.
I naturali di Guanahani e di Cuba, che erano a bordo della Santa Maria, vedendo quell'isola in lontananza gridarono: Bohio! Quando videro che l'almirante faceva drizzar la prora a quella volta, diedero segni di gran terrore, e lo supplicarono di mutar cammino, assicurandolo che gli abitanti erano feroci e crudeli. Parve anzi di capire dai discorsi dell'interpetre che fossero antropofagi e che avessero un occhio solo nel mezzo della fronte. Davvero, in quel maraviglioso viaggio del navigator [pg!120] genovese, un po' d'Odissea non guastava, e Polifemo ci ritrovava il suo posto.
Il vento si era voltato contrario; nè osando far vela nella notte per quei mari sconosciuti, l'almirante spese due giorni intieri per arrivare alla temuta isola di Bohio. Ma egli potè lungamente ammirarla, in mezzo alla trasparente atmosfera dei tropici. Le sue montagne erano più alte e rocciose di quante egli ne avesse vedute in quell'isole; per contro, sorgevano dal verde cupo di fitte boscaglie le ridenti colline; e le verdeggianti praterie che la circondavano, i segni di coltura che offrivano le pianure, i fuochi innumerevoli che si vedevano brillare nella notte, le colonne di fumo che di giorno s'innalzavano al cielo, davano indizio di un popolo numeroso e felice. Tale si offerse Bohio, o per chiamarla col suo vero nome, Haiti, agli occhi dell'almirante e del suo equipaggio.