—Per caso,—disse Cosma all'amico,—avresti ritrovata Samana?
—Eh, qualche cosa di simile;—rispose Damiano.—Ma il diavolo mi porti, se ricasco nelle sue tentazioni.—
Pure la donna era giovane e graziosa. Era nuda affatto, il che augurava male del grado di civiltà dell'isola Spagnuola. Ma essa portava sospesa alle narici una piastrella d'oro, e questo faceva sperare che il prezioso metallo fosse comune in quell'isola. Una miniera d'oro valeva bene uno stato di civiltà. [pg!123] Così almeno si ragionava allora, e il narratore non ci mette del suo nè sal nè pepe.
La bella conquista fu portata in trionfo a piè della croce. Colà il suo spavento fu presto calmato dagli interpetri, e più dal benigno aspetto e dagli umanissimi gesti dell'almirante; il quale tosto ordinò che la bella sbigottita fosse coperta d'un manto, le diede anelli di rame da mettersi alle dita, una collana di perline di vetro e dei piccoli sonagli da mettersi al collo. Eva fu prontamente tranquillata. L'avevano ornata di bei presenti; la rimandavano libera: l'avevano chiamata taorib.
—Taorib! si, taorib!—le andava ripetendo Damiano, mentre ella si allontanava.
Ed ella si allontanava lentamente; o fosse, come credette Damiano, perchè non le dispiacesse quel complimento, o perchè al suo cuore riconoscente piacesse meglio mostrare con la lentezza del ritorno che era grata delle buone accoglienze ricevute.
—Accompagnatela;—disse l'almirante agli interpetri.—Forse troverete modo di parlare agli uomini della tribù.—
Tre degli interpetri obbedirono al comando.
—Signore,—disse Damiano,—volete che l'accompagni qualcun altro di noi?
—Fatelo, se vi pare. Io non pensavo di darne incarico a voi, immaginandovi stanchi della corsa già fatta.—