Damiano volse un'occhiata a Cosma, invitandolo.

—Io verrei;—gli disse Cosma, muovendosi;—ma non mi farai tu assistere a qualche altra follia?

—Uomo di poca fede,—rispose Damiano,—ti ho detto che non ricascherò in tentazione. E voglio averti per testimonio della mia maravigliosa [pg!124] virtù. In questo momento, poi, mi ricordo di Scipione in Ispagna.—

La donna, vedendosi seguire da tanti, incominciava a pentirsi di essere andata troppo lenta. Ma gl'interpetri furono solleciti a chetare i suoi timori; ed ella si mostrò contenta di ritornare al suo villaggio così bene scortata, con quel manto da regina sulle spalle.

Damiano, in quella spedizione, mantenne la parola che aveva data al compagno. Non fece gli occhi teneri alla bella selvaggia; si contentò di chiamarla un centinaio di volte taorib.

—Parole,—diceva egli a Cosma,—parole che si dicono, e il vento se le porta. È sempre bene dire ad una donna che ella è taorib, anche se una piastrella d'oro sospesa alle nari le sforma un pochettino la faccia. Ella ritorna a casa sua, vede le amiche, s'intrattiene di cento cose con loro, e trova sempre modo di ricordar loro quel gentil cavaliere che le ha detto tante belle cose, magari dicendogliene sempre una sola.

—Ah, furfante di tre cotte!—esclamò Cosma, ridendo.—Così ti disponi tu a non ricadere in tentazione? preparandoti il terreno in guisa che tutta una popolazione femminile s'innamori di te? Vuoi dunque conquistare tutti i teneri cuori del nuovo mondo?

—Sì, dammi la soia!—rispose Damiano.—Sei tu, Cosma taorib, che puoi parlarmi così? tu, che appena saremo al villaggio, mi vogherai bravamente sul remo?—

Con grande soddisfazione di Damiano, che era fresco di malattia e non voleva far ricadute, non fu il caso che l'amico gli vogasse, anche involontariamente, sul remo. Sopraggiunse la sera, senza che avessero ritrovato il villaggio. Non volendo [pg!125] avventurarsi in piccol numero, e di notte in quei luoghi sconosciuti, pensarono di ritornare alla costa. La selvaggia, del resto, aveva veduto compagni sulle balze vicine; poteva ritornarsene insieme con loro al villaggio. Fu salutata, ossequiata, pose le mani sulla testa di tutti, in segno di riverenza e di fede, si sentì chiamare un'altra volta taorib, e mezzo sorridente, mezzo piangente, si separò dai suoi cavalieri.

L'almirante vide a tarda sera ritornare i suoi uomini. E facendo assegnamento sul buon effetto che avrebbe dovuto produrre sui naturali il racconto della donna così prontamente rimandata libera e tanto onorata da tutti, pensò di mandar gente nell'interno dell'isola. Nella mattina seguente egli scelse adunque nove uomini, comandò che si armassero a dovere, e li spedì per la via di cui già avevano fatta una parte, a rintracciare il villaggio.