Damiano, si capisce, era del numero; e Cosma non poteva non accompagnare Damiano. Un naturale di Cuba fu aggiunto al drappello, per servire da interpetre.
Il villaggio fu ritrovato, a quattro leghe e mezzo dalla costa, e sulle sponde di un gran fiume. Conteneva un migliaio di capanne; ma tutte deserte, essendone fuggiti gli abitanti al primo apparire degli Spagnuoli. Per altro, non erano andati molto lontano; parecchi ne furono veduti ronzare tra gli alberi, in prossimità del villaggio, e come in vedetta, per dare avviso d'ogni novità ai loro compagni.
Ad essi, per consiglio di Cosma, che capitanava il drappello, andò solo soletto l'interpetre. Trattenendoli coi gesti e con la voce amica, li raggiunse, parlò, e riuscì a persuaderli, discorrendo a lungo della bontà dei figli del cielo, che viaggiavano il [pg!126] mondo, facendo ricchi donativi a tutti, e male a nessuno.
Si erano affollati in cento a sentirlo; crebbero a mille, mentre egli parlava; In duemila lo seguirono al villaggio, circondando i nove Spagnuoli, ma rispettosamente, sapendoli figli del cielo, e immaginando forse che quegli esseri soprannaturali, scesi dalla patria della folgore, potessero sprigionare da un momento all'altro scintille ed atterrarli a diecine.
A poco a poco, vedendoli così buoni, che si lasciavano ammirare, e rivolgevano loro occhiate amorevoli, si addomesticarono del tutto. I più vecchi giunsero perfino all'atto di metter le mani sulla testa degli uomini bianchi; il che, come sapete, era segno di onore grandissimo, come di confidente amicizia per gli stranieri, e di buon augurio per sè. Quindi, sparpagliatisi per le case e pei campi, ritornarono in piazza con frutti, radici e pane di cassava. Vollero ancora che visitassero le loro capanne, portandoci la benedizione del cielo, e li pregavano di rimanere a lungo loro ospiti. Udito dall'interpetre che amavano i pappagalli, ne recarono molti addomesticati. Non oro, ahimè, non oro, che i figli del cielo anteponevano ai pappagalli. Salvo quelle piastrelle che taluni di essi, specie le donne, portavano sospese alle nari, non avevano in casa altro saggio del prezioso metallo. Ma lasciavano intendere che la terra dove si raccoglieva l'oro, giaceva più oltre a levante. Era un'altra parte dell'isola? era un'altra isola a dirittura, o un continente lontano? Era povero ancora il vocabolario, più povera la sintassi dell'interpetre; e quel punto difficile non fu potuto chiarire lì per lì, come avrebbero desiderato i figli del cielo.
Gl'indigeni di quel villaggio erano dei più belli, per regolarità di fattezze e proporzione di membra, [pg!127] che i cristiani avessero veduti fino allora nelle isole scoperte. Avevano pure la pelle più bianca degli altri. Apparivano anche singolarmente felici, poichè la terra ferace produceva quasi senza coltivazione la maggior parte dei loro alimenti; i fiumi e le rive del mare davano pesce in gran copia. Tutto avevano comune, la terra del pari che l'acqua ed il sole; i loro frutteti, come i lor boschi, non si vedevano circondati da fossi, nè divisi da stecconate, nè protetti da muri. Vivevano senza leggi, senza giudici, senza uscieri e senza gendarmi, riguardando siccome malvagio chi si compiacesse di far male altrui, nè avendo altra cura fuor quella di vigilare la riproduzione delle radici di jucca, donde ritraevano il pane. Non era sconosciuta ad essi la poligamia, poichè assegnavano venti donne al capo della tribù; ma ognuno di loro pareva contentarsi di una. E non difettavano d'idee filosofiche, nè di credenze religiose. Stimavano esser l'anima immortale, e pensavano che, dopo la morte del corpo, ella andasse per boschi e montagne, vivendo eternamente collegata alla sua patria terrena, nel fondo delle caverne. Queste, perciò, avevano un culto, essendo riguardate con superstiziosa venerazione. E quelle voci che rispondono alla nostra nei luoghi solitarî, dalla cavità delle grotte, dalle pareti dei massi, erano, secondo loro, le anime dei trapassati. Vita bucolica, religione poetica, come vedete.
Mentre i nove Spagnuoli stavano ragionando coi naturali del villaggio (per intromissione dell'interpetre, quasi non sarebbe mestieri di dirlo), videro avvicinarsi un numeroso stuolo d'indigeni, che portavano una donna sulle loro spalle, come in trionfo.
—La regina!—disse Damiano.
—Sì, piglia fuoco, bombarda!—fu pronto a ribattergli Cosma.
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