Quella sera, udita la relazione de' suoi messaggeri, Cristoforo Colombo depose la speranza, o l'illusione, di essere pervenuto ai confini orientali del Cattaio, e di dover mai, per quel viaggio almeno, usare della scienza poliglotta di don Luigi de Torres.

Selvaggi, selvaggi, ancora, selvaggi sempre. Terra vergine, adunque: e non era la realtà più bella del sogno?

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[Capitolo VIII.]

Nel quale si ripete su per giù la medesima storia.

Dobbiamo noi raccontare partitamente ogni cosa? riferire ogni particolarità del viaggio di Cristoforo Colombo? Badate, lettori umanissimi; si ruberebbe il mestiere al buon Las Casas, vescovo di Chiapa, il quale ha narrato tutto per filo e per segno; oppure a quell'altro scrittore, che corre il mondo sotto il nome di Fernando Colombo, figliuolo dell'almirante e di donna Beatrice Enriquez, fingendo di narrare la vita del suo genitore immortale, e non facendo altro che copiare il Las Casas. Del resto, intorno ad Haiti, come intorno a Cuba, come intorno a tutte le isole scoperte nel primo viaggio di messer Cristoforo, troppe cose, nel seguirsi che fanno, si rassomigliano; e voi fareste colpa al narratore di una monotonia, ch'egli, per amor vostro, vorrebbe ad ogni costo evitare..

Ecco qua, per esempio. La mattina del 14 dicembre, persuaso di non essere in vicinanza del Cattaio, l'almirante si muove con le due caravelle per andare un'altra volta in traccia della favolosa Babeque. I venti contrarii glielo impediscono, ed egli si contenta di visitare un'isola che si vede all'orizzonte, [pg!135] di rimpetto ad Haiti. Ci arriva, e dall'abbondanza di tartarughe marine che ritrova in quelle acque, dà all'isola nuova il nome di Tortugas. Anche là i naturali scappano dal lido, alla vista degli stranieri; anche là il paese è amenissimo; una valle stupenda riceve il nome di Paradiso; un bel fiumicello è battezzato (della sua propria acqua, m'immagino) col nome di Guadalquivir. Dopo di che, nel giorno 16 dicembre, l'almirante rimette alla vela, e, se ne ritorna ad Haiti, o alla Spagnuola, se meglio vi piace.

In una rada, che porta oggi ancora il nome di puerto de Paz, l'almirante fece a mala sorte buon viso; approfittò della inerzia a cui lo obbligavano i venti contrari, per stringere più intime relazioni coi naturali dell'isola. E là ricevette la visita di un giovane cacico, che pareva aver fatti i suoi studi in Europa. Era venuto alla spiaggia in lettiga, portato da quattro uomini, e scortato da dugento. Quando egli giunse a bordo della Santa Maria, l'almirante era a tavola, co' suoi ufficiali. Voleva alzarsi, per ricevere l'augusto visitatore; ma l'augusto visitatore non lo permise, e nella sua lingua, che tosto tradusse un interpetre, lo pregò di non far cerimonie. Egli aveva lasciati i suoi uomini, parte a terra, e parte nelle piroghe; due soli lo accompagnavano alla mensa dell'almirante, due vecchi, forse due ministri, forse due consiglieri aulici. Cristoforo Colombo gli offerse di prender parte al suo modesto desinare; e il cacico si degnò di assaggiare, forse per mostrargli di aver gradita la cortesia, ma subito passando il cibo ai suoi consiglieri. I quali stavano attenti a guardarlo, spiando ogni moto delle sue labbra, come se volessero coglierne a volo le idee, prima che fossero compiute le frasi. Tutte cose, come vedete, che somigliano a quelle d'ogni tempo in Europa. Ma già, è noto all'universo [pg!136] mondo che noi non abbiamo inventato nulla; neanche la polvere da cannone. E non mi stupirebbe, a questo proposito, se un giorno o l'altro si venisse a sapere che i Cinesi, duemil'anni fa, avevano già inventata la polvere senza fumo. Nel qual caso, a noi non resterebbe altra gloria che di avere inventato il fumo senza arrosto, che è, come a dire, la polvere negli occhi.

Il giovane cacico offerse all'almirante una cintura di grazioso lavoro, e due piastrelle di quel prezioso metallo che ad ogni approdo gli Spagnuoli vedevano in troppo piccola quantità, sentendosi dir sempre che le miniere, o i depositi naturali, o i tesori pubblici, si ritrovavano più in là, verso levante, o più su verso settentrione; ora a Bohio, ora a Babeque, ora a Cibao. Che diavolo intendessero dire i selvaggi delle Lucaie, o delle Antille, con certi nomi di luoghi lontani, è rimasto un arcano nella storia.

Cristoforo Colombo ricambiò nobilmente i donativi del giovane cacico. In primo luogo gli diede un pezzo di stoffa colorata, che molto gli piacque, e di cui certamente egli si fece fare, dal sarto di Corte, un mantello regale; poi una coroncina di chicchi d'ambra, perchè dicesse le sue preghiere, quando fosse diventato cristiano; quindi un paio di scarpe di cordovano, che gli avranno procacciate le prime delizie della Venere.... Callipigia; da ultimo una boccetta d'acqua di fior d'arancio. E ci si venga poi a sostenere che i maggiori dell'immortale Genovese non erano di Quinto!