Qui si scherza un pochino per rallegrar la materia; ma non ignorando neppure che ogni bel giuoco dura poco. L'almirante mostrò al giovane cacico alcune monete d'oro, all'effigie di Ferdinando e di Isabella, tentando, con l'aiuto degli interpetri, di fargli capire che quelle due immagini esprimevano [pg!137] i volti di due potenti sovrani, dalle cui terre egli era venuto, attraverso l'Oceano. Il cacico ammirò, ma non volle intender altro che questo: che gli stranieri in mezzo a cui si ritrovava, erano venuti dal cielo. Poveri naturali del nuovo mondo! e poveri, sopra tutti gli altri, i naturali di Haiti! Mai fu presa da creature umane una cantonata più solenne di questa.

Il ricevimento era finito, e il giovane cacico fu ricondotto a terra nei bargio dell'almirante. Mentre egli approdava, si sparavano in suo onore i cannoni della Santa Maria e della Nina. Egli rimontò in lettiga, i portatori si rimisero in moto, e la processione dei suoi sudditi si distribuì nell'ordine con cui era venuta. Non c'era altro di nuovo che i presenti dell'almirante, portati in gran pompa da due naturali, che camminavano davanti al lettighieri. Pareva un trionfo romano in miniatura.

In quei giorni, Cristoforo Colombo seguitò a costeggiar l'isola di Haiti, piantando croci qua e là, per far atto di possesso, e dando nomi a nuovi porti, a nuove rade che andava visitando. Quando fu nel porto di San Tommaso, nella moderna baia di Azul, ebbe la visita di altri cacichi a bordo, tutti amici, tutti confidenti ad un modo, e desiderosi d'una visita ai loro distretti. Ma non si potevano contentar tutti; si rimandavano consolati a mezzo con le buone accoglienze e coi soliti donativi, in ricambio delle solite piastrelle d'oro.

Una visita di maggiore importanza fu ricevuta il 22 dicembre, essendo le navi in prossimità della Punta Santa; un nome attenuato dai moderni nell'altro di Punta onorata. Si avvicinò al bordo della nave capitana una grande piroga, piena di naturali, inviati da un potente cacico, chiamato Guacanagari, che governava tutta quella parte dell'isola.

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Il principale di quegli inviati portava in dono all'almirante una larga cintura, ingegnosamente fatta di osso e di chicchi colorati, ed una maschera di legno, i cui occhi, il naso e la lingua, erano d'oro. Recava inoltre una imbasciata a nome del suo signore, il quale pregava che si conducessero le due caravelle rimpetto alla sua residenza, situata sul promontorio a cui l'almirante aveva imposto il nome di Punta Santa, ricordato poc'anzi.

Il vento, che soffiava al traverso, non permetteva di contentare il desiderio di Guacanagari. L'almirante pensò di restituire per intanto la visita, e nella medesima forma che aveva usata il cacico.

—Rodrigo di Escobar,—diss'egli allo scrivano della piccola armata,—voi siete regio notaio; a voi si pertiene di rappresentarmi in questa circostanza, presso questo cacico Guacanagari, che dicono essere il principe più ragguardevole di quest'isola. Volete andar voi a portargli i miei ringraziamenti, e i miei donativi?

—Io farò in tutto secondo i comandamenti di Vostra Eccellenza;—rispose il degno tabellione.

—E voi altri, già si capisce,—soggiunse l'almirante, volgendosi ai due Genovesi,—come pratici di queste spedizioni, accompagnerete don Rodrigo.