Intanto erano giunti sull'erta, alla vista dell'abitato. La città di Guacanagari sorgeva per l'appunto sovra un ripiano, il cui lembo estremo pendeva sul dirupo a cui Cristoforo Colombo, vedendolo da lungi, aveva imposto il nome di Punta Santa. Le case erano molte, e regolarmente spartite, almeno sulle vie principali; ed erano case di legno, sì, ma edificate con un certo garbo artistico, e con qualche idea di disegno, specie per il modo in cui erano disposti i tronchi di pino, che tenevano luogo di mura maestre.
È stato detto (da un matematico, sicuramente) che Iddio, in cielo, geometrizza; e gli uomini, aggiungo [pg!144] io, gli uomini, fatti a similitudine sua, geometrizzano in terra. Il quadrilatero, l'esagono, l'ottagono, il circolo, il cono, son forme geometriche familiari al selvaggio; e queste forme egli esprime naturalmente nella casa, quando incomincia a fabbricarsene una. Il circolo e il globo sono ancora le sue forme predilette, quando ha da foggiare il primo calice e il primo vaso di terra. Su quella stoviglia, poi, egli imprimerà i primi segni della sua arte bambina, in poche linee regolari, geometriche per conseguenza; spezzate, s'intende, ma ripetute con uniformità matematica. Una cosa sola non saprà farvi, nè seguitare, fino a che non abbia inventate le seste: dico la linea diritta. Ma l'uomo non è nato perfetto. E poi, anche dopo l'invenzione delle seste.... non so se mi spiego.
Le case dunque erano fatte con garbo, ed anche disposte in bell'ordine, ognuna d'esse col suo giardino intorno: cose da selvaggi, che gli uomini civili non si sono più curati d'imitare. Ed erano belle a vedersi da lungi, coi loro tetti acuminati, intessuti di foglie di palma, per modo che la pioggia vi potesse scorrer sopra, senza far visite a domicilio. Ed erano anche belle a vedersi da vicino, con le loro finestre sotto la gronda del tetto; talune con un terrazzino all'ingiro, talaltre coi loro porticati a pian terreno, facilmente, anzi naturalmente ottenuti dalla disposizione delle antenne, dei tronchi d'albero che sostenevano l'edifizio, non avendo nel mezzo altro ingombro che una scala di bambù, per la quale si ascendeva alle stanze, e che probabilmente all'ora del riposo si tirava su in casa, per maggior sicurezza. Ma forse questa è una mia supposizione, che fa onta ai costumi di quell'ottima gente. Animali feroci, giaguari o gatti salvatici, non ce n'erano, nell'isola di Haiti; nè l'idea di nuocere [pg!145] all'uomo era ancor penetrata nello spirito dell'uomo; donde è facile indurre che quelle scale di bambù restassero anche di nottetempo al posto loro. In qualche luogo le antenne, o pali che vogliam dire, sparivano sotto una gaia veste di verde; grazioso lavoro di piante rampicanti, che mandavano la pompa delle foglie di smeraldo e i lor grappoli di fiori odorosi a rallegrare il terrazzino soprastante. Le vie del paese erano larghe, come dovevano essere in un luogo dove il bisogno non misurava lo spazio: e la piazza maggiore, poi, non aveva nulla da invidiare ai villaggi d'Europa.
Questa era, veduta esternamente, la capitale di Guacanagari. Le case, vedute di dentro, avrebbero fatto morir d'invidia, non pure le massaie di tanti nostri villaggi, ma delle istesse città.
Il popolo, nell'ora in cui giunsero i messaggeri delle navi, era tutto fuori dell'abitato ad accoglierli. In quella folla color di rame erano spruzzate le gaie note del bianco e del rosso, indizio primo e sicuro d'un principio di vestimenta. Le donne, infatti, portavano quasi tutte certi guarnelletti di cotone, che si stringevano alla vita e non giungevano al ginocchio, lasciando scorgere tutta la eleganza del busto e le gambe fini e nervose. Meno coperti erano gli uomini, contenti della lor fascia alle reni; ma essi mettevano tutta la cura dell'adornamento mascolino nelle loro capigliature, legate a ciuffo sull'alto della testa, un po' verso la nuca, donde usciva a mo' di cresta di pavone un piccolo fascio di penne, verdi, rosse, gialle ed azzurre. Uomini e donne avevano la carnagione d'un bel colore metallico; di rosso cupo, come la terra di Napoli, con una velatura di lacca carminata; il color di rame, insomma, quando lo esalta e lo rallegra la viva luce del sole. A questo color di carnagione bisogna farci l'occhio, [pg!146] lo capisco ancor io; ma domandate a Damiano, che ci si era avvezzato, e sarà capace di rispondervi: facce pallide, guance smorte, cere d'ospedale, voi siete i frutti d'una civiltà di stufa; venite alla Spagnuola, e vedrete di che tinta abbia creato Domineddio il primo uomo, del quale io veramente non so che farmi, e la sua dolce compagna, che mi preme assai più.
Diavolo d'uomo, quel Damiano! Ma sapete voi che prima d'entrare in paese egli aveva fatti i suoi apparecchi di civetteria? In primo luogo si era diligentemente ravviati i capelli; poi s'era arroncigliati i baffi in forma di due rubacuori; da ultimo aveva fermate un po' meglio nella rivolta della berretta alcune penne di pappagallo, che il giorno innanzi aveva ritrovate nei boschi. Sicuramente, il nostro allegro Genovese voleva far colpo sulle belle suddite di Guacanagari. Ah, se per colmo di fortuna fosse stato anche biondo!
Furono accolti, come al solito, da grida festose. Tutto quel popolo acclamante si era precipitato incontro a loro, e si accalcava ai lor fianchi, ma con rispettosa foga, se mi è lecito di accoppiare due concetti come questi, che a tutta prima sembrano escludersi l'un l'altro. Voglio dire, del resto, che la calca festante non si buttava in mezzo alle persone che voleva onorare, non cercava di romperne le file, di travolgerne, di sballottarne, di soffocarne le parti disgiunte, come farebbe in simili casi ogni folla civile d'Europa. Sentite, i selvaggi hanno del buono assai; quasi quasi vo sulle tracce di Damiano, mi fo selvaggio ancor io.
Guacanagari, il cacìco della regione, sedeva nel mezzo della gran piazza centrale, circondato da tutta la sua casa, figliuoli, donne, guerrieri e servitori. Lo spettacolo non era senza maestà. Le lance [pg!147] e gli scudi, senza alcuna traccia di metallo, non scintillavano al sole; ma nella regolarità della loro disposizione contentavano l'occhio, mentre lo rallegravano i vivi colori dei guarnelletti, dei mantelli, delle fasce di cotone, che spiccavano per entro a quella massa di rame. L'aggruppamento delle persone, poi, dava un aspetto sommamente pittoresco alla cerimonia che stava per cominciare.
Alla vista di quell'apparecchio solenne, i messaggeri si fecero più gravi nel volto e più composti negli atti. Rodrigo di Escobar, tutto compreso della sua dignità di ambasciatore, come lo era sempre della sua dignità di regio notaio, si fece avanti di due passi sulla prima fila dei suoi colleghi. Da un lato, e in disparte, conscio dell'ufficio a cui era destinato dalla sua parlantina, si avanzava il naturale di Cuba, come nelle ordinanze militari il guidone a sinistra.
All'avvicinarsi dei messaggeri, e vedendo quello che veniva tutto solo con tanta nobiltà di contegno, Guacanagari si alzò dal suo alto seggio di bambù, e mise in atto di amicizia una mano sul cuore.