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Egli, dopo tutto, non era uomo da stillarsi il cervello. Aveva quella vezzosa creatura daccanto, e approfittava volentieri della vicinanza per volgersi a lei, ora con un pretesto, ora con un altro, per guardarla molto negli occhi. E le parlava ancora, offrendole cortesemente i pezzi migliori delle vivande che gli erano poste sul tagliere, o sulla focaccia di cassava che faceva uffizio di tagliere, di piatto, di tutto quello che vi parrà meglio. Ma parlandole con tanto maggior libertà, quanto era più sicuro di non esser capito, si guardava bene dal dirle la sola parola della lingua di lei, che egli sapeva a memoria. Taorib, vi ricordate? Ma questa la serbava per un discorso a quattr'occhi. In quella numerosa brigata il suo taorib sarebbe stato sentito da tutti. L'amore ha la sua verecondia, la sua ritenutezza. E quella volta Damiano era innamorato per davvero; anzi, diceva a sè stesso di non avere amato mai, prima d'allora.
La bella creatura lo stava a sentire, senza capirlo mai, ma certamente indovinandolo spesso. Forse dico male; forse ella indovinava sempre le chiacchiere di Damiano, intendendo ch'egli parlasse a caso, e non per altro che per poterla guardare negli occhi. Ed ella rideva, ad ogni frase di lui, mostrandogli tra le due labbra di corallo tenero i bei denti piccini, luminosi nella loro candidezza; e arrovesciando la testa, con quel suo gesto consueto, lo guardava di sotto alle palpebre socchiuse, di sotto a quei veli frangiati che sapete, e che, sollevati a mezzo, come lembi di tende misteriose, parevano dirgli: qui non penetra raggio importuno di sole, nè occhio geloso di rivale; vieni.
E quelle guance morbide, quella gola tenera, quel collo soave!... Damiano guardava, e pensava; e il suo pensiero si potrebbe esprimere a un dipresso [pg!157] così: Buon signore Iddio! che mirabile cosa avete voi fatta, nell'ultimo giorno delle vostre creazioni! Si capisce che per farla così bella, ve la siate serbata per l'ultima. Per noi, vedete, buon signore Iddio? per noi, è la prima, senza contrasto la prima. Ah, poveri noi, frattanto! Ma pensate, misericordioso come siete, che, se perdiamo la testa, è ancora e sempre per ammirazione delle opere vostre; e non vogliate farcene un capo d'accusa, in novissima die.
Il banchetto era giunto a quell'ora in cui tutti i convitati sciolgono Giordano. Dovrebb'essere un cane; ma è invece lo scilinguagnolo. In quell'ora ognuno incomincia a dire quel che gli pare, immaginando che tutti lo ascoltino; e nessuno ascolta, o, se ascolta, non capisce un bel nulla. Damiano incominciava a parlare; ed essendo egli l'ospite, l'uomo bianco, il figlio del cielo, i commensali non si fecero dar sulla voce dal padrone di casa, per prestare un'attenzione benevola al parlatore. Ma questi, che aveva bevuto soltanto acqua, non s'ingannava, come a quell'ora si sarebbe ingannato ogni altro parlatore. Sapeva benissimo che nessuno lo avrebbe inteso; ma non gliene importava affatto. Parlava, per bisogno di parlare, di farsi udire da quella cara bambina che sedeva alla sua destra. Neanche lei lo avrebbe capito: ma che importava ciò, per allora? La cara bambina avrebbe sentito il suono della sua voce, e indovinato da certi segni, da certi indizi frequenti, che il discorso era tutto per lei.
—Vedete, cari selvaggi?—diceva Damiano.—Voi siete brava gente, ed io vi amo. Non già per le vostre facce, oh no. Voi m'inspirate un modico affetto. Siete mio prossimo? Non lo so. Per averne un barlume, dovrei almeno sapere che discendete da Cam, da Sem, o da Jafet. Perchè, io non ve lo [pg!158] nascondo, il prossimo nostro si racchiude tutto in questa biblica terna, moltiplicata per cinquanta secoli e più, secondo la regola antica ed accetta. Ma siete brava gente, vi ripeto, e non voglio farvi torto, mettendovi al bando della umana famiglia. Come potrei farlo, del resto? Avete tra voi una bella creatura, che non mi sarà prossimo, ma mi è prossima, e nondimeno mi pare ancora troppo lontana. Dove l'avete pescata? Dove e come vi è nato questo fiore maraviglioso, che si chiama.... Come ti chiami, adorata vicina? Io lo ignoro. E mi duole che non sia qui, per domandartelo, il savio interpetre Cusqueia.
—Cusqueia!—gridò uno dei commensali, udendo la prima parola di cui potere capire qualche cosa.
—Cusqueia: Cusqueia!—ripeterono parecchi.
E tutti risero, ripetendo quel nome. Damiano, lì per lì, ne rimase sconcertato.
—Capisco,—diss'egli, dopo un istante di pausa,—il nome del naturale di Cuba significherà qualche cosa ridicola, come avviene di tanti nomi nel vecchio mondo. Ebbene, non importa, tiriamo avanti. Non vorremo mica guastarci il sangue per un nome di selvaggio. Ritornerò alla bella creatura che mi sta al lato destro, ed occupa già tutto il mio lato sinistro. Una bella donnina in una società, è la mano di Dio. Niente vale una bella donnina; nè ricchezze, nè onori, nè gioventù, nè salute. Nel vecchio mondo, per una donna bella, due popoli si sono bisticciati dieci anni, insanguinando largamente due palmi di terra; e il primo poeta della Grecia ne ha cantato assai lungamente, alla maniera degli orbi. Onore a lui, che non fu orbo per la bellezza di Elena! C'è nella donna bella il gran quid dell'esistenza. Perchè si vive, infine? perchè si studia? perchè si cerca tutti di comparire, meglio che si può, a costo di cento sacrifizî, e di mille? Fino a che [pg!159] siamo giovani, e gli occhi scintillano, e le guance rosseggiano, e i capelli.... nereggiano (alcuni uomini li hanno biondi, ma, credete a me, i capelli biondi non valgono un fico secco), amiamo con fiducia, sicuri di essere amati, o giù di lì. Poi.... perchè c'è un poi, l'ambizione ci si appiccica al cuore; vogliamo avere gli onori, conquistar le ricchezze. Ma perchè? Per comparire ancora, per comparir sempre, per essere amati, se ci riesce. Non c'è altro che questo, nel mondo, o, se c'è altro, non vale. Voi, per esempio, selvaggi dell'anima mia, valete pochino. Io pagherei non so che cosa, perchè tu, vecchio consigliere di Guacanagari, ministro, anziano, o che altro tu sia, te ne andassi di qua: e con te tutta la tua gente, meno questa cara bambina, che mi fa girare la testa, come se avessi bevuti i vostri liquori. Ma già, vicino a queste bellezze, anche l'acqua ubbriaca.—