Poi, sempre accennando fuori della capanna, nella direzione della piazza, ripetè:
—Guacanagari.—
E subito rivolgendo l'indice a sè, soggiunse:
—Damiano; io Damiano, io.—
Qui, come il lettore intenderà di leggeri, l'indice batteva ripetutamente il petto.
La bella selvaggia stava a guardarlo con tanto d'occhi. E si capisce ch'ella aveva un gran desiderio d'intendere.
Damiano ripigliò il suo doppio lavoro, di gesto e di voce, indicando il lontano col nome del cacìco, e sè stesso col nome suo proprio, aggiungendogli ancora l'epiteto.
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—Damiano,—diceva egli,—Damiano taorib.—
Un lampo di allegrezza, balenato dalle pupille di quella vezzosa creatura, disse al nostro Damiano che egli era stato finalmente inteso. E glielo dissero ancora due parole di lei: