—Taorib.... Damiana.—
Ma questo non piaceva troppo a lui.
—Damiana!—borbottò egli.—Mara Damiana! Damiano! Damiano!—ripetè, battendo sulla finale.—Non mi cambiare il sesso anche tu, creatura assassina!
—Damiano;—ripetè la selvaggia, con accento dimesso.
—Ah bene!—ripigliò egli allora.—Vedete che testina! Questa selvaggia impara le cose a volo.—
Ma non bastava ancora ch'ella sapesse il nome di lui. Occorreva ch'egli sapesse il nome di lei. E perciò il nostro Damiano fece da capo il gesto solenne che invitava all'attenzione; poi disse, aiutandosi sempre col gesto dell'indice:
—Io taorib Damiano; e tu, taorib.... taorib....—
Ma ella non intendeva. E Damiano incominciava a disperarsi, quando gli venne alla mente un'idea luminosa.
—Vediamo,—diss'egli a sè stesso,—se una scorribanda nel calendario selvaggio mi potesse aiutare. Nel vecchio mondo, chi domandasse ad una donna il suo nome pronunziando quello di un'altra, si farebbe schiaffeggiare, a dir poco. Ma qui bisogna escire da un passo difficile. Corriamo il rischio, per bacco.—
E ripigliò la sua frase, accompagnandola ancora col gesto dell'indice: