—Io taorib Damiano; e tu?... taorib Samana? taorib Caritaba?
—Mara Samana;—rispose la selvaggia.—Mara Caritaba. Abarima!
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—Abarima!—gridò Damiano.—Abarima, tu? è il tuo nome, Abarima? Taorib Abarima! Tu sei di tutti i miei pensieri in cima. Fino a' tuoi piedi questo cuor s'adima. Lascia che il labbro un caldo bacio imprima.... sovra quegli, occhi tuoi d'indaco, prima.... ch'ei ti esalti sua donna in prosa e in rima. Abarima! o dolcissima Abarima!—
Non ardì per altro di accostar le labbra all'indaco che aveva accennato. Si contentò di prendere la mano di lei, e di baciarle con cavalleresco riserbo il sommo delle dita.
—Vedi, Abarima?—le disse, commentando il suo atto.—Nei nostri paesi si comincia di qui; ordinariamente dal dito mignolo; poi su su, lentamente, o alla svelta, secondo i casi, si procede al dorso della mano. Ci sono anche dei sapientissimi uomini che con una dolce violenza ti rivoltano una bella mano, dal dorso alla palma; così vedi, così....—
Abarima rideva; ma intanto ritirava la sua mano dal giuoco, e gliene assestava un colpettino sul volto; quasi a punirlo, ma non troppo gravemente, della sua impertinenza.
—Come nel vecchio mondo!—esclamò Damiano, ripigliando la destra di Abarima.—Oh Dio! non siamo della medesima stirpe? piuttosto, non lo siete voi donne, tutte figliuole d'Eva ad un modo? E così, da un buffetto, da una ceffata, prendete occasione di far conoscenza col nostro mostaccio. Abarima! Io ti adoro. Te lo lascierai dire, che hai gli occhi d'indaco? e le guance morbide, profumate, come le pesche di settembre? Vorrai tu venire in Europa? Io te lo giuro, ti sposerò davanti a tutti i parroci della cristianità.—
Chiacchierava, chiacchierava, bene intendendo che ella non lo avrebbe capito. Ma le parole gli davano animo a guardarla ben da vicino negli occhi e a [pg!165] carezzarle la mano. Ella aveva incominciato a ridere: e aveva riso ancora, dandogli quella lieve ceffata. Ma ormai non rideva più. Guardava timidamente, si confondeva, abbassava le frange nere sulle guance, fremeva e taceva. Nessuno, intanto, capitava là dentro.
—Capisco;—pensò Damiano, che aveva notata la cosa;—è costume di questi paesi. L'ospite è padrone; il meglio della casa è per lui. Dicono che sia così anche in certe regioni dell'Asia.... e nell'India pastinaca di Luigi de Torres. E non mi dispiace, il costume di qui. Nel nostro vecchio mondo, a quest'ora, sarebbero già venuti i servi a sparecchiare. Oppure, vedendoci star bene a quattr'occhi, sarebbero capitati in venti curiosi ad osservarci. Vecchio mondo, io ti abomino, ti esecro e ti maledico. Abarima! dolce Abarima! senti, vorrei dirti un mio pensiero all'orecchio.—