— Ed è così, che il mio significato, assai più ristretto, io lo fo stare nel tuo. —

Il cavaliere non credette opportuno di replicare più altro; ma involontariamente strinse col suo il braccio di Delia. Era il meno che egli potesse fare, non è egli vero? La galanteria non l'aveva detta lui; se l'era in quella vece sentita dire. Il ringraziamento era dunque necessario; e tanto meglio se era muto, perchè non occorrevano glosse pericolose, se la galanteria di Delia esprimeva un sentimento profondo, nè attenuazioni prudenti, se quella risposta di lei era semplicemente uno scherzo.

Andarono per buon tratto di strada silenziosi; egli duro, stecchito, quasi a dissimulare nella saldezza delle membra la perplessità dello spirito, lei tutta sfiaccolata, reggendosi al braccio di lui e con la bionda testa appoggiata al suo òmero.

La luna falcata veleggiava nei sereni del cielo, su cui si disegnavano spiccati i bruni profili dei cipressi e dei pini. Le fragranze della selva e gli effluvii sottili che si svolgono da una bella donna mollemente sospesa al nostro braccio, i gorgheggi dei rosignuoli, le ombre discrete che spaziavano sotto i diffusi rami degli elci e dei roveri, tutto parlava un arcano linguaggio allo spirito del nostro giovine eroe.

In fondo al bosco, sotto ad un arco di lieta verzura, biancheggiava un simulacro di marmo. Era una statua di Venere, che pareva uscisse allora dal bagno. Infatti la dea sorgeva col piede a fior d'acqua, dal mezzo di una vasca, donde uscivano intorno a lei cespi di odorose giunchiglie e su cui si cullavano le foglie spante delle tarde ninfèe.

— Madre, — le disse Delia, con accento sommesso, appoggiandosi sempre più languidamente al fianco del suo compagno, — inspira un po' d'amore per me nel cuore di Caio!

— Che dici tu? — esclamò il cavaliere, dando un sobbalzo a quella confessione inattesa.

Zitto! — rispose Delia, stringendosi a lui e ponendogli la mano sulla bocca. — Ho fatto un voto. Non turbare l'invocazione e lasciami attendere la risposta della dea. —

Lettori cortesi, che cosa avreste fatto voi altri, nei panni di Caio Sempronio? Cioè, intendiamoci, non ve lo domando, o, per dire più veramente, non aspetto la vostra risposta. Vi dico in quella vece, e subito, che Caio Sempronio fece su per giù quello che avreste fatto voi in una occasione consimile. Stette zitto come Delia voleva; arrossì e si pentì di avere arrossito; da ultimo, poichè a lui toccava di abbracciare un partito, abbracciò.... abbracciò quello che piaceva alla dea. Ora, che poteva mai volere la dea, se non che egli si dimostrasse un buon cavaliere e prendesse la cosa pel suo verso?

Rise adunque e pensò che la sorte era una gran capricciosa. Povera gita disegnata alla riva del Tevere! Intanto, al soffio della brezza stormivano le fronde, sorridevano i Fauni e bisbigliavano le più matte cose alle Amadriadi, eterne prigioniere nei tronchi ramosi degli alberi.