Il nostro eroe viveva tanto bene laggiù! Neanche a Roma si era mai sentito così pienamente felice. Già, Roma era tutta nel golfo Cumano, ma Roma allegra e spensierata, senza foro e senza liti, senza ambizioni di potere e zuffe al ponte dei suffragi, Roma condiscendente e buona, per cui tutto era bene, e che non vi metteva gli occhi addosso, se passavate con una bella donnina al braccio, e magari anche con due.
Un giorno egli aveva dovuto allontanarsi dal suo dolce nido, per andare fino a Napoli, e far cambiare la forma d'un certo diadema, che Clodia Metella doveva portare qualche giorno dopo ad una festa notturna. Tizio Caio Sempronio si adattava anche a questi servigi; e credo anzi che qualche volta andasse dal calzolaio per scegliere la più aggraziata foggia di sandalo o di mulleo, o per raccomandare, pena il suo corruccio, che il lavoro fosse fatto a quel Dio.
Clodia Metella era dunque sola, nel suo asilo di Citera, allorquando le fu annunziata una visita.
All'udire il nome di chi domandava d'entrare, la bella patrizia fece il viso brutto anzi che no. E vedete, di grazia, se non n'era il caso; quel tale era Cepione, Servilio Cepione, che si era rotolato fin là, attraversando i colli Albani e i monti Tifati, ripetendo insomma una parte delle imprese di Annibale. Che cercasse anche lui gli ozi di Capua? Videbimus infra.
— Come? Tu qui? esclamò Clodia Metella, in atto di grande stupore.
— Io, sicuramente... — rispose Cepione, sbuffando dal caldo peggio d'un toro. — Ed anche da qualche giorno.
— Bravo! E non sei venuto subito a vederci? — diss'ella, con aria di rimprovero, quantunque non ne pensasse proprio una maledetta.
— Come fare, con quel tuo colombo, che è sempre nel nido? Ero venuto qua per fare quattro bagnature. È il medico che me le ha ordinate. Dice che gli umori serpeggiano, che certe macchie alla pelle non gli piacciono (e neanche a me, pel gallo d'Esculapio, neanche a me!), che infine l'acqua salsa mi farà bene. Ed io mi diguazzo nell'acqua salsa da tre giorni, e la gente mi piglia per un Tritone.
— E già m'immagino che farai fuggir le Nereidi.
— Eh, eh! — rispose il vecchio argentario, con un suo risolino asciutto, che era sincero come i rimproveri di Clodia Metella. — Padrona mia bella, le Nereidi non somigliano mica tutte a te, che ti sei innamorata d'un mercante di tibie. —