— Non ha più un asse di suo. E il suo arcario Lisimaco, che ha saputa l'intenzione dei primi creditori e conosciuta l'esistenza dei nuovi, deve averglielo scritto l'altro dì. Ah, tu hai lavorato di fine, Clodia Metella; te lo dico io, che me ne intendo. E adesso, senti; quantunque tu sia la donna più generosa del mondo e il cuore di Caio Sempronio basti ad ogni tuo desiderio, son pronto, in nome della triade argentaria, a farti un presente, che sarà il nostro rendimento di grazie.

— Vediamo; — disse la matrona, guatandolo in viso con una espressione singolare.

— È un consiglio; — soggiunse egli, ridendo.

— Ah! non so che farne.

— No, rassicùrati, non è nemmeno un consiglio. È una notizia, dalla quale tu caverai tutto ciò che ti parrà meglio. Il tuo amante.... ti ha tradita.

— Come? — gridò Clodia Metella, i cui occhi scintillarono improvvisamente, ma forse non al tutto dalla rabbia.

— Ecco qua; si parla in Roma di certe nozze, alle quali un biondo cavaliere era stato invitato, di cui anzi egli era stato l'auspice. Si accenna ad una passeggiata in giardino. L'auspice e la sposa tornarono in casa per vie diverse. Le apparenze, lì per lì, erano salvate. Ma c'è della gente curiosa, al mondo, che troverebbe il nodo nel giunco. E questa gente ha trovato.....

— Che cosa?

— Parecchie cose, ha trovato. Anzitutto, un tronco d'albero appoggiato in un certo luogo al muro di cinta; poi due embrici rotti sulla corona del muro; poi una povera vecchia del vicinato, che aveva dato acqua al biondo cavaliere per lavarsi una scalfittura al ginocchio, ricevendone in dono una moneta d'oro. Ecco una moneta bene spesa, affè mia, per farsi conoscere da mezza Roma. Per Ercole, non tornava lo stesso salire su d'un tetto e gridare il suo nome alla gente?

— Ah, l'infame! — mormorò Clodia Metella, che ben ricordava quella assenza di Caio Sempronio dagli orti Tiberini e la circostanza della scalfittura, da lui spiegata con una mezza bugia.