— Vedi? — incalzò Cepione. — Ecco il bel guadagno che si fa ad impacciarsi coi giovani, con questi farfalloni, che non stanno mai fermi in un luogo, e il cui solo diletto par quello di vagabondare dalle rose ai ligustri.... quando non è quello di dare una scorsa su qualche cesto di cavolo. E adesso che il nostro bel farfallone dal cavolo torna alla rosa, vedremo questa dischiudergli amorosamente le foglie, come se niente fosse...
— Oh, non lo speri! — ribattè Clodia Metella. — Lo manderò dove va mandato, agli orti Ventidiani. Capisco ora perchè li aveva comprati e regalati, lui, che in fin dei conti non possedeva la sostanza di Lucullo, e non era stato nominato erede di un secondo Attalo! —
Attalo era il personaggio favorito dei Romani, quando volevano citare un grande esempio di ricchezza. E la ragione era questa che Attalo III, re di Pergamo, detto Filometore, essendo morto senza figli ottant'anni addietro, aveva lasciato erede di tutte le sue sostanze il popolo romano. Il quale, colpito da tanta magnificenza, dimenticò volentieri che il testatore era un fior di briccone, che coltivava nel suo giardino tutte le piante velenose conosciute a' suoi tempi e impregnava del loro succo i fiori e le frutte che inviava a' suoi prediletti. Ma che cosa non fa dimenticare un bel gruzzolo di monete?
— Sì, un bel ricco! — notò Cepione. — E dove si sia ridotto, mi pare di avertelo detto poc'anzi. Se tu non lo soccorri, io temo...
— Soccorrerlo, io? — interruppe Clodia Metella. — Tu se' pazzo, o Servilio. Mi vorresti così sciocca da rovinarmi per lui e da mandare la villa d'Albano e gli orti sul Tevere nel baratro in cui si sono sprofondati i suoi quattro milioni di sesterzi? Già, soccorrerlo! Perchè seguiti a fare il vagheggino con la moglie di Cinzio Numeriano! Neanche per sogno; o non son io, o lo pianterò su due piedi.
— Brava! così va fatto; è il miglior modo per non lasciarsi intenerire. M'immagino, — soggiunse con arguzia feroce il banchiere, — che ciò non avverrà senza sdegni e maledizioni, perchè, siamo giusti, sei tu, padrona mia bella, che l'hai ridotto allo stremo.
— Io? Sono forse io che l'ho consigliato a spendere? Io non gli ho chiesto mai nulla. Io son patrizia romana, e della gente Claudia, la più nobile e la più antica di tutte.
— O dove metti la gente Giulia? — domandò l'argentario, che ci prendeva gusto a punzecchiare la sua alleata.
— Sì, davvero, gran nobiltà! — rispose Clodia Metella. — Discendono da Giulo, il figlio di Enea. Ma, a buon conto, nella storia di Roma non compariscono che verso i principii della guerra punica. I Claudii, in quella vece, vennero dalla Sabina in Roma, sei anni dopo la cacciata dei re. —
Era graziosa, quella quistione di antenati, in mezzo alle smanie per la infedeltà, o, a dire più veramente, la povertà di Tizio Caio Sempronio! Ma bisogna pensare che Claudia Metella ci aveva il suo pudore anche lei, ed era naturale che volesse nascondere sotto la nobiltà della stirpe quel brutto esempio d'ingratitudine che si disponeva a dare.