Caio Sempronio tornò indietro, per chiedere della signora all'ostiario.

— È uscita; — gli disse Piramo, il servo che già conosciamo fin dai principio di questo racconto.

— E dove è andata?

— Non so. Ma aspetta, padrone; forse te l'ha scritto in una lettera, che ha consegnata alle sue donne, poco prima di uscire. —

Caio Sempronio sentì al cuore una stretta violenta. Piantò l'ostiario al suo posto, infilò la fauce che s'apriva a fianco del tablino, e riuscì nel peristilio, dove stavano le ancelle di Clodia. Erano tre, quelle che Clodia aveva condotte seco da Roma, l'ornatrice e due cosmète; ma Caio Sempronio non vide che queste due, intente a ripiegare panni e chiuderli in certi forzieri, come se facessero i preparativi per mettersi in viaggio.

Il cavaliere si avvicinò alle donne, e, senza porre tempo in mezzo, domandò:

— C'è una lettera per me?

— Sì, mio signore; — disse una delle cosmète. — Eccola qui. La padrona mi ha raccomandato di non smarrirla, e la tenevo in tasca aspettando il tuo arrivo. —

Caio Sempronio prese il messaggio di Clodia. Era un pugillare, come il primo che aveva ricevuto da lei. Ruppe il suggello con ansia indicibile, e lesse.

Non erano che pochi versi, segnati in fretta, e come a mano volante.