— Se tu ce lo consenti; — rispose la più vecchia di loro. — La padrona ci ha detto di aspettare i tuoi ordini. —
Al nostro eroe toccava ancora di pagare alle due ancelle di Clodia le spese del viaggio. Era l'atellana dopo la tragedia!
— Bene! — replicò Caio Sempronio, con lo stesso accento con cui avrebbe detto: male! — Andrete quando vi piacerà. E tu e i tuoi compagni, — soggiunse, volgendo la parola all'ostiario, — aspettate. —
Ciò detto, andò fuori, per respirare più libero, e mettere, se gli riusciva, il cervello a partito. Baia, il suo golfo, i colli tutto intorno, gli parvero un deserto. Per giunta, il cielo s'era abbuiato, e il mare, ai primi soffi dello scirocco, aveva preso un colore di piombo.
Guardando a caso dalla parte di Cuma, il nostro cavaliere vide venire per la via maestra una reda, tirata rapidamente da due robusti cavalli bianchi. Quel cocchio, come fu giunto davanti al cancello di Citera, si fermò, e Caio Sempronio vide una matrona che si disponeva a discendere.
— Forse lei, che ritorna? — pensò, senza badare che la dama era sola e che quei cavalli bianchi non erano i suoi.
Intanto, attratto da una forza irresistibile, volò verso il cancello. La matrona era discesa e gli veniva incontro sorridendo. Non era Clodia; era Giunia Sillana.
— Oh, come son lieta di vederti! — esclamò la bella patrizia. — E come mi rallegro di non essere tornata indietro! Ero già sul punto di farlo, vedendo il mal tempo; la qual cosa mi avrebbe tolto il piacere di stringerti la mano. —
Caio s'inchinò, e le porse la destra, così per rispondere alla sua cortesia, come per aiutarla a salire su pel viale. Per altro, non aveva aperto bocca.
— Tu sei triste; perchè? — dimandò Giunia Sillana, notando il suo silenzio e non potendo ascriverlo a mancanza di riguardi.