Caio Sempronio non sospirava in quel punto per Clodia. Sospirava, pensando che Cepione era ricco, e che egli, invece, era rimasto povero in canna.
— Senti; — proseguiva Giunia Sillana, fermandosi con delicatezza femminile a mezza strada, dove era un sedile di marmo, all'ombra d'un pergolato; — il mondo è pieno di consolazioni, per un uomo tuo pari. Chi non ti compiangerebbe? Chi, conoscendo te e lei, non imprecherebbe a lei? Essa è già punita abbastanza dalla sua scelta, non dubitare! Sarà la favola di tutta Roma. A proposito, quando ci torni, a Roma?
— Subito, per vederla, per....
— No, non devi far nulla contro di lei; — interruppe Giunia Sillana. — Ci sono delle donne per cui s'incontrerebbe volentieri la morte, e delle altre che basta disprezzare, quando non è d'avanzo. Chètati dunque; un giorno le passerai davanti, al fianco di una donna più bella, e riderai degli spasimi che essa ti ha fatto provare in passato. —
E si faceva rossa, a dirgli queste cose. Incominciò a credere che Giunia Sillana ci avesse un miccino di cuore, se ci metteva tanta cura a consolare quel povero abbandonato.
Caio Sempronio era rimasto pensoso, con gli occhi a terra.
— Sei dunque persuaso? — continuò Giunia Sillana. — Mi prometti di esser calmo?
— Sì, — rispose egli, — te lo prometto. Oh, non temere, strapperò l'immagine sua dal mio cuore.
— Bene, così va fatto. E adesso per non rimanere qui, dove tutto ti parlerà di cose tristi, vieni da noi; Pompeia è una bella città, ricca di passatempi, e ti darà pace allo spirito. —
Caio Sempronio alzò gli occhi a guardarla, e, per una consigliera di calma, per una invitatrice agli svaghi pompeiani, gli parve troppo bella. Un altro, poniamo l'innamorato console Servio Sulpicio Rufo, avrebbe trovato che quello fosse per l'appunto il caso di accettare; lui no.