Ti ringrazio; — diss'ella; — ma a questi patti non lo voglio. Non insistere, ti prego; mi troveresti più ferma a ricusare, che non è facile Clodia Metella a prendere. Sappi, del resto, che avevo già domandato ad Elvio Sillano, mio ottimo marito, di comperarmi una barca di gala, somigliante alla tua. Noi donne siamo un po' come i bambini, e vogliamo tutto quello che ci dà negli occhi. Elvio Sillano ha detto di sì; il negozio è dunque già fatto per metà. A lui, anzi, parrà di toccare il cielo col dito, se potrà risparmiare qualche migliaio di sesterzi, comperando il talamègo di seconda mano e ancor nuovo per giunta.

Con queste ragioni, vere o non vere, ma certamente pietose, Giunia Sillana cercava di persuadere il giovinotto.

— Dunque, siamo intesi; — conchiuse ella, per non dargli tempo a ravvedersi. — E se non vuoi tenere i servi che hai condotti a Baia, compreremo volentieri anche quelli.

Caio Sempronio pensava per l'appunto a tutte quelle bocche inutili che avrebbe dovuto mantenere. E l'offerta di Giunia Sillana, rincalzata dall'autorità del marito, gli fe' dare una rifiatata di contentezza.

— Sta bene; — diss'egli; — accetto.

— E adesso, — ripigliò con aria di trionfo la matrona, — tu vedi pure che devi accompagnarmi a Pompeia. —

Caio Sempronio rimase perplesso; ma Giunia Sillana gli diede il colpo di grazia.

— Vorresti forse che mio marito, alla sua età, facesse lui la strada, da Pompeia fin qua? —

Il nostro cavaliere s'inchinò. A quella argomentazione non c'era nulla da opporre.

Frattanto la bella matrona si era alzata da sedere, e accompagnata da Caio Sempronio si avviava al cancello.