— Dunque, non ne faremo nulla. I miei vecchi non mi hanno insegnato a correre rischi così grandi. —
Frattanto, per ordine del pretore, l'accenso si faceva innanzi a gridare:
— Cittadini, nessuno di voi si fa mallevadore pel convenuto? —
Nessuno fiatò.
Allora il pretore Marco Rutilio Cordo pronunziò le parole solenni con cui era chiuso il giudizio.
— Servilio Cepione, Furio Spongia, Crispo Lamia, la legge vi consente di prendere in pegno la persona del vostro debitore. —
Quelle tre arpie non se lo fecero dire due volte, e posero l'unghie addosso a Caio Sempronio con tanta furia, che tutti gli astanti diedero in uno scoppio di risa.
In quella risata universale andò perduto quel po' di compassione, che in ogni altra circostanza non sarebbe mancata al povero condannato. Ma già, dove ha potere il numero, basta un nulla per isviarne i moti, e portarlo alla crudeltà, all'ingiustizia, alla dimenticanza, e, per farla breve, a tutte le altre virtù cardinali dell'uomo.
Aggiungete che Tizio Caio Sempronio aveva in quei pochi anni di sfolgoreggiamento dato troppo da fare all'invidia. Non si era meritato con la saviezza e la temperanza sua la stima dei grandi, e con le eleganti follie, i vistosi trionfi, la bellezza e la salute (sì, perfino con la salute) si era attirato gli odii dei piccoli. Finalmente, era punito, quel vanaglorioso Alcibiade, che offendeva tutti col suo fasto! Era scoppiata, quella bolla di sapone, che si librava così pomposamente in aria, facendo mostra de' suoi vaghi colori!
Marco Tullio si accostò al suo cliente, gli strinse la mano e gli disse una parola di conforto.