— Spera, o Caio; tutto non è anche perduto. —
Cepione rizzò la testa e si fece rosso peggio di un basilisco, a quella frase del grande oratore, che pareva una sfida al suo diritto, riconosciuto poc'anzi solennemente dalla sentenza del magistrato.
— Pretore, — gridò egli con quanto fiato ci aveva in corpo, — la legge ci assiste, non è egli vero! Noi possiamo condurre con noi il debitore e caricarlo di catene, del peso di quindici libbre?
— Lo potete; — rispose il pretore, che non era un erudito dei tempi nostri e non si smarriva alla ricerca d'una apocrifa legge Petilia Papiria, che proibisse l'uso dei ceppi pei debitori condannati. — Se il debitore vuol vivere a sue spese, lo faccia; se no, dovrete nutrirlo per sessanta giorni, dandogli almeno una libbra di farina al giorno. Nella prima metà di questo termine egli potrà liberarsi, o pagando, o transigendo....
— Resta a vedersi se vorremo transigere; — borbottò Cepione.
— Nella seconda metà, — proseguì il magistrato, — voi dovrete per tre giorni di mercato condurre il debitore davanti a me, e annunziare pubblicamente la somma del debito, se mai si presentasse qualcuno a liberarlo. Se anche il terzo di questi esperimenti non riuscirà a nulla, dovrà cessare la prigionia; voi rimanderete libero il prigioniero, salvo che non vogliate cancellarlo dal novero dei cittadini, o con la schiavitù, vendendolo di là dal Tevere, o con la morte, prendendo sul suo corpo la parte che spetta a ciascheduno di voi. —
La legge era dura, ne convengo. E ne convenivano anche gli antichi Romani, che hanno inventato il proverbio: «dura lex, sed lex,» insegnando così a rispettare le leggi, anche quando paressero acerbe.
Parecchi autori moderni, disputando su questo diritto di fare a spicchi un debitore insolvibile, hanno sostenuto che si trattasse soltanto d'una minaccia. Ma oltre che gli antichi scrittori la prendono tutti sul serio (e mi basterà citare Aulo Gellio, Quintiliano e Tertulliano), noto che contro l'opinione dei sullodati moderni sta anche un raffronto di questa legge con altre delle Dodici Tavole e con molte di secoli posteriori, quando il diritto romano era giunto all'apogèo.
Vediamo anzitutto le Dodici Tavole. Son puniti di morte gl'incendiarii, i falsi testimoni, i diffamatori, gli stregoni, i ladri notturni. C'è anche la legge dell'occhio per occhio e del dente per dente. «Se alcuno rompe un membro ad un altro, e non s'accomoda con lui, subisca la pena del taglione».
Andiamo avanti; il codice Teodosiano punisce di morte i debitori del fisco e tutte l'altre specie di debitori, quando per vizio di sregolatezza siano divenuti insolvibili. E Valentiniano, dal canto suo, dannava a morte tutti i debitori che per cagione di povertà non fossero in grado di pagare.