E presa una tanaglia, strinse e rivoltò i capi dell'anello di ferro in tal guisa che questo gli andò come se fosse stato fatto a bella posta per lui.

— A noi, ora; — gridò Piramo, scoprendo il suo giuoco.

E preso per un braccio il nostro cavaliere, che stava guardando tutti e tutto con aria melensa, lo spinse fuori della camera. In pari tempo appoggiava una pedata al Trappola, che non aspettò la seconda, e trovò più comodo di ruzzolare in un canto.

L'altro servo dell'argentario era già andato via. Aveva accompagnato laggiù il fabbroferraio e non gli era parso necessario di restare.

Caio Sempronio indovinò finalmente che cosa si volesse da lui. Infilò la scala, seguito da Piramo e dai suoi bravi compagni; giunse nell'atrio, dov'erano sparsi in parecchi gruppi i convitati di Cepione, e, dati due o tre spintoni a dritta e a manca, sguizzò dal pròtiro sulla pubblica via, prima che i caduti avessero potuto rimettersi in gambe, e tutti gli altri rinvenire dallo stupore.

— Ah, furfanti! Ah, scellerati! Abbrancateli! Non lasciate uscir nessuno! —

Così gridava Cepione. E già si era mosso per correr dietro ai fuggiaschi. Ma una catena di trenta libbre (perchè in ciò il fabbro lo aveva servito a dovere) non si porta così facilmente da nessuno che voglia correre, e molto meno quando si è alzato un po' il gomito. Il degno argentario si era a mala pena avveduto di quell'impedimento, che la catena gli s'intralciava fra le gambe, ed egli cadeva bocconi davanti all'uscio del sotterraneo.

Il tonfo di quell'otre disteso ebbe le conseguenze che doveva avere. Non mi dilungherò in una descrizione poco piacevole; dirò invece, aiutandomi con una perifrasi, che quel tonfo gli levò un peso dallo stomaco, se non al tutto i fumi dal capo.

Poco lunge da Cepione era caduto il Trappola, e per quella causa impellente che sapete. Il poveraccio, udito il rumore della tombolata e tutto il restante che per brevità si omette, si alzò come potè, e pesto, indolenzito, sconcertato da quella inaspettata catastrofe, andò ad aiutare il padrone.

— No, lasciami stare! — balbettò Cepione con voce soffocata dalla rabbia e da tutto il restante che ho detto. — Corri nell'atrio anche tu! Fermate il prigioniero e gli siano distese sessanta vergate sulla schiena.