— Il prigioniero! Sì, piglialo! — pensò il Trappola, muovendo verso la scala. — A quest'ora è già fuori dell'uscio. Basta, egli mi manda ed io vado. Il sapore delle pedate non era buono di certo; ma l'odore del vino che ritorna alla luce è di gran lunga peggiore.

— Sessanta vergate sulla schiena! — ripeteva intanto Cepione, mentre tentava di rialzarsi e andava brancolando nel sudiciume. — Ed altrettante ai suoi compagni, prima di metterli in croce! Oh, me la pagheranno, me la pagheranno! Vedete che audacia! Farla a me, a Servilio Cepione! E il fabbroferraio, che era di balla con questo bel mobile! Ah, per l'Averno, se mi capita nelle unghie!... —

Tutto ciò borbottato, gorgogliato a intervalli, si capisce, ed anche frammisto alle spume ingenerose che gli fiottavano dalle labbra. Se lo aveste veduto, quant'era brutto! Clodia Metella, anima nera, se vogliamo, ma donnina di garbo, avrebbe inorridito senz'altro.

Finalmente, mandati dal Trappola, che reputava più salubre di correre sull'orme del fuggiasco scesero nel sotterraneo gli altri servi della casa e trascinarono fuori l'impiastricciato padrone, con la sua catena ai piedi, non potuta levare lì per lì. La brigata dei commensali, che abbiamo lasciata nell'atrio, era tutta sossopra dallo spavento, per aver veduto sbucar fuori e fuggire, non senza distribuzione di busse, quel branco di fuligginosi Ciclopi; ma l'apparizione del vecchio argentario, di quella balla di cenci da mandare al bucato, mutò l'indirizzo e fece dare tutti gli astanti in uno scoppio di risa. Che farci? Il riso è contagioso, e i bricconi non sentono compassione; neanche del proprio simile, che è tutto dire!

A quelle inaspettate accoglienze, Sileno andò su tutte le furie. Guardò intorno e capì che il prigioniero era fuggito. Anche il Trappola, tornato allora dal pròtiro, gli confermò la cosa con la sua aria ingrullita. Fece per saltare addosso ai servi, poi si volse furibondo ai commensali, che seguitavano a ridere; ma le forze gli vennero meno, torse gli occhi, digrignò i denti, e stramazzò privo di sentimento sul musaico dell'atrio.

Finalmente, dopo tanti che gliene avevano augurati in sua vita, gliene capitava uno! Ma, pur troppo, non fu di quelli a ferraiuolo. Giove ottimo massimo non suol dare di queste soddisfazioni alla virtù sulla terra. Si mandò pel medico, e due dozzine di mignatte non ischifarono di succhiare il suo sangue. Lettori, compiangiamo quelle povere bestie.

E ritorniamo a Caio Sempronio; se no, ci pianta lì, come Olimpia sullo scoglio, e chi lo raggiunge è bravo.

Uscito sul margine della strada, aveva seguito Piramo, come un fanciullo seguirebbe la madre. Infatti il suo fedele ostiario lo aveva preso per mano, e, giunto alla svolta dell'isola, si ficcava in un vicolo, mentre i compagni loro scantonavano lesti, chi da una parte e chi da un'altra, senza aspettare il comando.

Il nostro cavaliere camminò un dugento passi a quel modo, senza far parola, chè non era tempo da chiacchiere. In fondo al vicolo stavano due cavalli bardati. Piramo si fermò; il ragazzo, che teneva i cornipedi per le redini, si fece avanti; Caio Sempronio capì a volo, e d'un balzo fu in sella.

— E adesso, padrone, al galoppo! — disse Piramo, che lo aveva prontamente imitato.