— A che ora?

— Sul meriggio; vedrò di servirti. —

Postumio Floro fece l'atto di gettargli le braccia al collo.

— Oh Caio! oh amico impareggiabile!

— Chetati, via! — disse l'altro, schermendosi dalla stretta di Postumio. — Debbo ringraziarti io stesso di aver pensato a me in questa occasione.

— Ma se lo dicevo io! Tu sei la fenice dei cavalieri di Roma. Te lo dirò col verso di Catullo; nessuno osi paragonarsi a te. Jam tibi nullus se conferet heros.

— Veramente, non dice così, il verso di Catullo; ed io, poi, non sono un eroe.

— Lo sei per me. Che cosa facevano gli eroi? Compievano imprese maravigliose; purgavano le terre dai mostri, campavano gli amici dall'Erebo. E tu non mi salvi da Cepione, mostro assai più feroce di Cerbero? La mia gratitudine, o Caio! Abbimi tuo debitore per la vita, e chiedimi a tua volta ogni cosa.

— Grazie, farò di non averne mestieri. Per un servizio da nulla, non bisogna far troppo a fidanza cogli amici.

— No, te ne prego, conta su me in ogni occasione. Se tu non mi promettessi di farlo; non accetterei oggi questo... piccolo servizio, per quanto mi sia necessario.