— E sia; imprestami allora il danaro.
— Peggio ancora! Cinquantamila danari? Ma sai che sono..... cinquantamila danari? La metà della mia rendita..... d'una volta! Amico mio, soggiunse il povero cavaliere, messo alle strette da quell'importuno di Ventidio, — tu non crederai mica che io tenga così egregie somme a dormire nell'arca. Le terre non danno sempre quel che dovrebbero; i soprastanti sono la gente più ladra del mondo; le spese crescono tutti i giorni; anche oggi ho promesso di far servizio a qualcheduno..... Quarantamila sesterzi, mio caro!
— Ah si?... — gridò Giunio Ventidio. — Quel furfante di Cepione è nato vestito.
— Come sai?... — chiese Tizio Caio, turbato.
— Oh bella! Lo so, perchè ieri quei quarantamila sesterzi sono stati chiesti in imprestito a me. A me, figùrati, a me, che ne ho appena duecentomila... da chiedere!
— Poichè dunque tu sai, — riprese Caio Sempronio, — ti sarà facile intendere che non posso servirti, dopo aver già promesso un imprestito ad altri.
— E tu compra i miei orti. Questo non è un imprestito, è un collocamento di moneta. Con sessantamila danari fai una compra eccellente.
— Sessantamila! — esclamò il cavaliere. — Crescit eundo! Quando ti fermerai?
— Mi fermo qui, perchè è il loro prezzo. Vorresti tu pagarli meno di quello che valgono? — domandò Giunio Ventidio, con quel suo fare tra le scherzoso e l'impudente, che doveva vincere la riluttanza di Caio Sempronio. — Forse ti turbano i sonni gli allori di Cepione, di Furio Spongia ex di tutti i loro degni colleghi delle Botteghe Vecchie? —
Le botteghe Vecchie, che ricorrono per la seconda volta nel dialogo, erano uno dei punti più noti di Roma. Sentite a questo proposito come quella lingua tabana di Plauto fa parlare l'attrezzista (Choragus) nella sua commedia Il Punteruolo: «V'indicherò io in qual luogo possiate trovare, senza cercar molto, se avete bisogno di parlargli, un birbante o un fior di virtù, un galantuomo o un farabutto. Chi cerca adunque d'uno spergiuro, vada al Comizio; chi d'un bugiardo o d'uno spaccone, al tempio di Cloacina; chi un marito ricco e pelato, faccia capo alla Basilica; lì pure saranno le femmine andate a male e i cavalocchi. Giù in fondo del Foro passeggiano i galantuomini e i signori; nel mezzo, lungo il canale, gli arcifanfani; sopra il Lago gli arroganti, i pettegoli e i maligni, che per nulla ti si scagliano contro co' vituperi, senza pensare a tutto quel che di vero si potrebbe dire di loro. Presso alle Botteghe Vecchie ci stanno gli strozzini e gli strozzati; accanto al tempio di Castore i musi da fidarsene poco; nel borgo de' Toscani i bellimbusti; nel Velabro, chiedi e domanda, fornai, beccai, aruspici, trecconi; altri mariti ricchi e pelati presso la casa di Leucadia Oppia. Ma è stato bussato all'uscio; fo punto.»