— Dici da senno?

— Del migliore ch'io m'abbia. Ah, per gli Dei immortali! — gridò Caio Sempronio, dimenticando un tratto di parlare con Numeriano e di farsi intendere da lui. — Non compro per rivendere, io; non fo il mercante, nè l'usuraio. Vogliono tutti il mio danaro, ci calano sopra, come le arpìe sulla mensa dei compagni d'Ulisse. E facciano a lor posta, finchè la dura; ma io darò pure un esempio; lo darò, prima che le forze mi manchino. Amico, — e, così dicendo, Caio Sempronio tornava in carreggiata, — io ho fatto in vita mia tante sciocchezze, che vorrei, per una volta tanto, imberciarne una, esser utile a chi lo merita, passare alla posterità con un atto che facesse dire di me: quello sconclusionato di Tizio Caio Sempronio non era poi un capo della mandra d'Epicuro, come il complesso della sua vita potrebbe far credere. Cinzio Numeriano, promettimi almeno che mi ricorderai nei tuoi versi. Non ho vinto barbari re; non ho assoggettato provincie. Anch'io potevo fare qualche cosa, e me ne sono rimasto con le mani in mano. Ma infine, ho amato qualcheduno ed ho saputo discernere il bene dal male, i cuori gentili dalle anime nere, gli amici dai parassiti. Era destino che prendessi questa via, anzichè un'altra; ma se ho seguita la peggiore, ho vista almeno e riconosciuto la buona. Rendimi giustizia, o poeta. Non siete voi, discepoli di Febo Apollo, i vindici della storia? Io frattanto ho reso giustizia a te, sceverandoti dal numero degli importuni, dei supplicanti, degli insaziabili, e via discorrendo.

— Che dici tu? — mormorò Numeriano. — E non ero venuto appunto per chiederti anch'io qualche cosa?

— No, non lo fare; lascia a me la cura e la consolazione di concedere a te quello che non mi avrai domandato; — interruppe Caio Sempronio. — Del resto, che cosa avevi tu a chiedere, dove io ti avevo precorso con l'offerta? Non ti confondere con gli altri; se io non ti avessi confortato a parlare, saresti ancora fuori di strada, e la modesta casetta la chiederesti alle Muse, sulle falde del Parnaso, accanto alla fontana Castalia. Dunque, veniamo a noi. Compro domani gli orti di Ventidio, sull'Esquilino. Saranno tuoi da quell'ora, e al solo patto che tu m'inviti qualche volta ad una pitagorica cena, e mi legga i tuoi versi. —

Il poeta non si rinveniva dallo stupore ond'era tutto compreso.

— Ah Caio Sempronio, amico, patrono mio! — gridò egli, alzando gli occhi al cielo. — Gli Dei prosperino te e la tua casa, perchè tu salvi un povero poeta dalla disperazione.

— Per Giove! Eri già a questo punto? Buon per me, che sono giunto in tempo. Ma dimmi; in che modo quello che poc'anzi era un bel sogno per te, diventa ora una necessità?

— Ah, è vero; — rispose Numeriano, impacciato; — non ti avevo detto ogni cosa. Sono... Ma già, potrai immaginartelo.

— Innamorato, forse?

— Per l'appunto, sebbene la parola non esprima a gran pezza tutto quello che sento.