— Mi par di vederla!
— Tu la conosci, infatti; essa non è lontana di qui.
— Davvero? E il suo nome?
— Delia; non l'avevi tu indovinato? —
Caio Sempronio inarcò le ciglia e guardò fisso il suo giovane amico, in atto di profondo stupore.
— Dovevo immaginarmelo; — diss'egli, dopo un istante di pausa. — Dopo quell'ode.... dopo quell'inno pindarico! Ma di grazia, Numeriano, che necessità di esser ricco? Se io fossi, non dirò la tua Delia, ma la più superba patrizia di Roma, e tu avessi fatti per me i versi che hai fatti poc'anzi per lei, ti giuro per Febo Apolline che ti avrei qui nel mio cuore, ancorchè tu fossi il più povero dei Quiriti. Ma basti di ciò, poichè i Numi non hanno pensato a questa metamorfosi, e sii felice con Delia. E quante lune ti concederà ella, a consolare la tua solitudine?
— Tutta la vita.
— Bada, Numeriano; è un termine troppo lungo, e per lei... e per te.
— L'amo; — rispose il poeta.
— Amare non è ancora sinonimo di ammogliarsi; — notò Caio Sempronio. — Per tuo bene e suo, puoi vivere con Delia, senza la cerimonia della confarreazione, o della coenzione.