— Per pochi giorni. — m'immagino; — disse Numeriano ridendo. — Tu non vorrai farmi sospirar troppo il gran giorno.

— No, per Giunone Cinzia. Non aspetteremo Maggio che è un mese così infelice pei matrimoni. Mense Maio nubunt malae, è proverbio volgare. Evita le Calende, le None e gli Idi, che sono tutti giorni nefasti, e potrai ammogliarti nelle condizioni più prospere che ti siano consentite, a meno che tu non ami aspettare dopo gli Idi di Giugno, che è l'ottimo dei tempi coniugali.

— Son contento di far le nozze verso gli Idi di Aprile; — disse l'impaziente Numeriano.

— Affrettiamoci, dunque. Vi vedo già tutt'e due, coronati di fiori e verbene; tu coi capelli recisi, lei col flammeo sulla fronte, a custodire il rossore; i fanciulli con le faci, una delle quali di bianco spino, che guidano la donna alla tua casa, ornata a festoni di rose, di mirti e di allori. Giunti alla porta, si fa entrare prima la conocchia, con la lana e col fuso, simbolo delle cure a cui la tua Delia non ha mai atteso fin qui. Ma non importa, ci attenderà poi; tutto sta ad avvezzarcisi. Ambedue toccate l'acqua e il fuoco, posti sul limitare. Poi gli amici solleveranno tra le braccia la sposa, e la faranno entrare, senza che tocchi la soglia col piede. Vesta l'avrebbe per un sacrilegio, e gli amici sarebbero troppo dolenti che quest'uso santissimo andasse negletto.

— Godo, di vedere che tu la prendi a giuoco, — notò Cinzio, che non sapeva se dovesse ridere, o adontarsi, di quella filatessa di gentili cerimonie e di beffardi commenti.

— Come fare altrimenti, amico Numeriano, come fare altrimenti? Tu lo vuoi; sia fatta la tua volontà. Ed entrato in casa a tua volta, le consegnerai il mazzo delle chiavi, per la custodia di tutte le cose domestiche. Un tempo non le si sarebbe consegnata la chiave della cantina, perchè alle donne era vietato ber vino, pena il ripudio. Rammenterai l'editto di Catone, che stabiliva l'obbligo del bacio dei congiunti alla donna; perchè questa, caso mai ne avesse bevuto, non potesse altrimenti nascondere l'infrazione della legge. Ma qui non è il caso, e tu farai molto volentieri queste indagini da te; non è egli vero?

— Puoi crederlo; — rispose Numeriano, che già assaporava la dolcezza di quelle indagini, con tutta la presaga virtù del desiderio.

— E adesso, andiamo; — soggiunse il cavaliere Caio Sempronio. — S'è chiacchierato abbastanza, e i nostri amici vorranno propinare ai Lari Compitali, che guidano i passi degli ubbriachi e fanno trovar l'uscio di casa. —

Numeriano respirò. Con tutto l'affetto e la gratitudine che sentiva pel suo amico e patrono, il nostro innamorato cominciava ad annoiarsi di quelle sue stiracchiature cerimoniali, che arieggiavano maledettamente la satira.

CAPITOLO VI. Rose e spine.