— Sì, — rispose Caio Sempronio, — compero gli orti di Ventidio, sull'Esquilino.

— Tu comperi? — tornò a chieder quell'altro, che non poteva mandarla giù.

— Sì, te l'ho detto; che cosa ci trovi di strano?

— Ma, mi pare che ce ne sia la sua parte. Perdonami, signor mio; ma è nuova davvero, che tu abbia pensato a comperare un pezzo di terreno.

— Io che ci ho sempre avuto una gran propensione a buttar via, non è vero? — disse il cavaliere, ridendo. — Ma non temere, Lisimaco; io non sono mutato per ciò. Compero.... ma per regalare il comprato.

— Di bene in meglio! Ed è questo che tu chiami un.... collocamento di moneta?

— Ma sì, vecchio Lisimaco, è questo. Non ho forse detto di comperare?

— Per regalar poi.

— Ah, questa, vedi, è una seconda operazione. Badiamo ora soltanto alla prima. —

Lisimaco crollò il capo, ma non aggiunse più altro. Con quel matto del suo padrone non c'era modo di ragionare.