— Il vero. Non sai? Sono nata sotto la dittatura di Silla. —

Questa di Clodia Metella doveva essere una bugia ben più grossa di quella del suo interlocutore. Lucio Cornelio Siila era stato dittatore tra il 672 e il 675 di Roma. Clodia Metella si attribuiva dunque dai ventotto ai trent'anni, mentre io e voi, lettori umanissimi, gliene avremmo dato almeno cinque di più.

Ma io e voi non siamo nei panni di Tizio Caio Sempronio.

— Perdonami, — diss'egli, scuotendo il capo in atto d'incredulità, — se io non riconosco questo merito alla dittatura di Silla. Il mio genio mi dice che tu sei nata sotto il consolato di Licinio Lucullo e di Aurelio Cotta. —

A quel furbo di Caio Sempronio non bastavano i cinque anni sottratti da Clodia; ne sottraeva altri cinque a sua volta.

— Via! lasciamo le adulazioni! — rispose Clodia sorridendo. — Il tuo genio travede.

— Sarebbe la prima volta; per solito egli non m'inganna. Del resto, egli mi ama, e non c'è niente di strano se vede co' miei occhi. Ora i miei occhi ti dicono bellissima tra le giovani patrizie di Roma. Qual meraviglia se la tua bellezza è il desiderio e lo struggimento di mille?

— Vedi, è questo il mio rammarico! — soggiunse Clodia Metella, afferrando l'occasione al varco. — Ah, gli uomini son tristi. Perchè ad una povera donna sorridono ancora i doni della gioventù, le si fanno intorno a gara, come i Proci intorno alla moglie d'Ulisse. Mostrarsi austere? Non giova; anzi, puoi metter pegno che nuoce. Nel concetto degli uomini, una donna che li respinge tutti apertamente, lascia credere che ne ami troppo e celatamente uno solo. E perchè siamo onestamente cortesi con tutti, perchè li lasciamo avvicinarsi a noi, vedere la nostra casa, come sia priva di nascondigli, vigilata da cent'occhi ad ogni ora del giorno — (così dicendo Clodia Metella accennava all'atrio, donde passavano allora per caso due schiave, recando fiori al larario) — eccoli inventare, o lasciar credere, che è peggio, le più liete fortune. Ammessi in casa tua, ti derubano, e ti infamano per la bocca dei loro difensori. I più discreti confidano alle Muse i sognati amori e chiamano l'universale a confidente dei loro audacissimi vanti. —

Marco Celio Rufo e Caio Valerio Catullo erano serviti ambedue senza tanti riguardi. E non pareva lei, mentre parlava così; la si sarebbe creduta Astrea corrucciata, che minacciasse di volarsene al cielo, per fuggire al consorzio degli uomin iniqui, o la Verità, costretta per sua salvezza a rifugiarsi in un pozzo.

Non vi dirò che al nostro cavaliere quella difesa di Clodia paresse oro di coppella. Ma anche dando la tara alle ragioni di lei, non potè fare a meno di riconoscere che in tesi generale Clodia aveva ragione. Le donne sono così facilmente calunniate, come sono amate e desiderate. La loro debolezza è un invito alla prepotenza degli uomini.