La conversazione volgeva al serio, e Caio Sempronio tentò di ricondurla sul primo tono.
— Ah i poeti! — esclamò. — Non ne conosco che uno, il cui animo sia bello come i suoi versi.
— L'araba fenice, dunque? — ripigliò Clodia Metella, seguendo senza fatica quel nuovo giro dato da Caio Sempronio al discorso. — E chi è costui?
— Cinzio Numeriano, un bravo giovinotto, modesto e buono, che farà a giorni le sue nozze con una bellissima Greca. Sarò io il suo auspice, e già l'ho fatto ricco, perchè non abbia a far altro che amare e cantare, alla guisa degli usignuoli.
— Dei buoni! Hai fatto questo? — gridò Clodia Metella ammirata. — Oh come sei grande! Veramente nobile è l'uso che fai delle tue molte ricchezze. Viver lieto con gli amici, onorare gl'ingegni, che dovranno illustrare anche nelle arti e nelle lettere il gran nome di Roma, contendere alla Grecia il vanto della gentilezza e della eleganza, è questa un'opera degna di te. Come ti imiterei volentieri!
— Che ti trattiene dal farlo?
— Non son ricca, o per dir meglio, non lo sono tanto da colorire tutti i disegni che ho nella mente.
— Perdonami, divina Clodia; a te non fa mestieri quel che bisogna a me. Una donna bella ha in sè stessa una virtù che manca all'uomo. La luce che emana da lei illumina e riscalda come quella del sole, e fa sbocciare i fiori dell'intelletto, come l'altra i fiori del prato.
— Bel paragone, ma falso come tutti i paragoni. Io so quel che posso, e non è molto, pur troppo; — rispose Clodia Metella, con un sospiro. — Uomini e donne, non possiamo veramente esser utili altrui, se non siamo potenti. Anche la bellezza non risplende, se tu non la collochi in alto; almeno, — soggiunse, correggendo la frase e accompagnando le parole con un mite sorriso, — essa non risponde all'ufficio che tu vorresti assegnarle, quello di illuminare. E sarebbe pure così bello, spandere in benefizi intorno a noi quello che Giove ci ha largito, di ricchezza e di forza! A che raggruzzolare, per una generazione di immemori eredi? A che restringersi nelle pallide cure, quando si vive una volta sola e l'Orco avaro ci rapisce ogni cosa in un colpo?
— Così penso ancor io, — disse Caio Sempronio, — quantunque non sappia dirlo così bene. Tu hai l'ingegno ornato, e veramente felice è colui che ti ascolta. Tu leggevi poc'anzi, ed io forse ho interrotto....