— L'usuraio?... Cioè, — soggiunse Caio Sempronio, tentando di cogliere al volo la parola fuggita, — volevo dire, il banchiere?
— Proprio lui; — disse Clodia Metella, crollando mestamente il capo. — Vedi un po' i graziosi vagheggini che mi tocca sopportare! E poi mi parli di tede nuziali! Di bellezza che illumina e riscalda! Ho ferito il cuore di uno tra i più ricchi, ma anche tra i più spregevoli cittadini di Roma. Debbo io ringraziar Venere protettrice per quel resto di bellezza che.... ti piace di trovare in me?
— Amabil resto, di cui ogni cavaliere romano si contenterebbe, lasciando per esso tutte le Dee dell'Olimpo!
— Pazzo! — esclamò Clodia Metella, facendo con le labbra la più leggiadra smorfia del mondo. — Sarai dunque incorreggibile?
— Dimmi costante, padrona mia. Si è incorreggibili nei vizi, costanti nelle virtù. —
Noti il discreto lettore quel «padrona mia» gittato là, in un momento di tenerezza, dal nostro Caio Sempronio. «Divina» e «bellissima» erano aggettivi che si spendevano senza troppo riguardo con tutte le donne; laddove il «padrona mia» (hera mea) non si diceva che alla donna del cuore. Come vedete, il nostro cavaliere non ci andava di gamba malata.
— E sia, — ripigliò Clodia Metella, senza far le viste dì aver notata quella rapida progressione, — diciamo pure costante, sebbene la costanza accenni ad un passato..... che nel caso nostro non vedo.
— Si fa molto cammino in breve ora, quando si ha la fortuna di vederti, o bellissima Clodia. Ma dimmi piuttosto, — soggiunse, non volendo aver l'aria di insistere su quell'argomento delicato, — Cupido è dunque riuscito a penetrare co' suoi dardi quella montagna di carne? —
La bella patrizia, con tutto il desiderio che aveva di stare in contegno, non potè trattenere le risa, a quella pittura che Caio Sempronio faceva del galante argentario.
— Dèi buoni! — esclamò. — Ignoro come ciò sia avvenuto; ma debbo argomentarlo dalla guerra spietata che egli mi fa. E ne sono veramente seccata. Vedi un po' la strana pretesa! Perchè mi ha reso un servizio, della sua professione, s'intende, e che io pago profumatamente, il degno banchiere si è fitto in capo...