— Li hai sempre, e non un giorno di più. Te lo dicono i miei occhi innamorati; te lo dica il mio sangue, che riarde nelle vene. Dove tu sei, divina Clodia, non osino mostrarsi Ebe ed Erigone.
— Cessa, te ne prego! — mormorò ella, colta da una commozione improvvisa.
Due lagrime intanto spuntarono dagli occhi di lei e scesero lente lunghesso le guance.
Caio Sempronio rimase di sasso. La vide farsi bianca in viso come il marmo di Paro; quelle lagrime, poi (badate che l'immagine è classica), scorrevano come l'acqua di sotto alla neve disciolta, e dalla stretta dolorosa che n'ebbe, quelle lagrime gli parvero il suo proprio sangue che gli grondasse dal cuore. Leggete Ovidio, che dice la medesima cosa in versi latini.
Ovidio, per allora, non aveva anche messi i lattaiuoli. Caio Sempronio, punto pratico dell'Arte amandi, la quale era di là da venire, si spaventò di quelle lagrime.
— Ti ho forse offesa? — gridò, profondamente turbato. — Perdona il mio ardimento, te ne supplico.
— No, non mi hai offesa; — rispose Clodia asciugandosi le molli rugiade; — pensavo al contrasto delle tue dolci parole con tutti i dolori che mi sono derivati da questo dono fatale dei Numi. Oh, i giudizi del volgo! Se la gente sapesse da quali impure fonti ella attinge, e qual maestro di dotte calunnie è l'amor proprio ferito di certi uomini, o la gelosa invidia di certe donne! E sei tu sincero, parlandomi come hai fatto poc'anzi? Puoi esserlo, dopo tutto quello che si è malignato sul conto mio? Non hai forse pensato fra te che alla donna dei mille amanti si poteva parlare a tutta prima d'amore?
— Oh il brutto pensiero che t'è venuto in mente! — gridò Caio Sempronio, con accento di rimprovero. — Ti ho detto quel che sentivo, lo giuro per gli Dei immortali.
— Del resto, che importa? — ripigliò Clodia Metella, crollando superbamente il capo. — Pensi il volgo ciò che gli piace. Mi giudichi male la stoltezza, mi morda l'invidia, mi perseguiti il rancore; purchè uno mi stimi, io non mi lagno del fato. —
«Purchè uno mi stimi» capite? Era il colpo di grazia, e Caio Sempronio lo ricevette in pieno, nella parte più vitale. In lui, come in tutti gli uomini, la parte più vitale non era forse la vanità?