Ma il giovinotto non pose mente alle bizze del vecchio Arpagone, e, chiesto a Clodia Metella il permesso di tornare il giorno seguente, tolse commiato da lei. Per una prima visita aveva fatto abbastanza, ne convenite?

Il mercante aveva rifatta diligentemente la sua balla e se n'era andato anche lui, dopo molti inchini, ringraziamenti ed augurii di prosperità alla liberalissima Clodia, che gli comperava le stoffe più preziose col denaro degli altri.

Cepione era rimasto in piedi nel tablino, ora guardando Caio Sempronio che se ne andava, ora Clodia che aveva seguitato il giovinotto con una lunga e malinconica occhiata fino alla tenda del pròtiro. Il vecchio argentario non appariva troppo contento; di certo egli mulinava qualche cattiveria, a sfogo della bile che già gli schizzava dagli occhi.

Tutto ad un tratto, diede in uno scroscio di risa.

— Che c'è? — dimandò Clodia Metella, con aria tra stupita e severa.

— Ho fatto una bella scoperta; — rispose Cepione. — La colomba è innamorata.

— Sì; — diss'ella brevemente, in quella che stendeva la mano al monopodio, per ripigliare la sua favola milesia.

— E il colombo, — soggiunse Cepione, — è molto ricco.

— Che importa? — riprese Clodia Metella, stringendosi nelle spalle.

— Come, che importa? Importa moltissimo.