— Non a me certamente. —

L'argentario rispose a quel magnanimo diniego con un ammicco beffardo. Ma perchè Clodia fingeva di non vedere, crollò il capo ed aggiunse:

— Sia pure, come tu dici; ma importa a me. Dammi lode per la mia schiettezza, ti prego.

— Non vedo come c'entri tu; — replicò la matrona.

— Non c'entro? Non c'entro? Figùrati! Noi qui faremo a metà. Tu prenderai l'amante, io la pecunia. —

A quella cinica bottata dell'argentario, Clodia Metella si rizzò di scatto, come una serpe a cui sia stata calpestata la coda.

— Che novità son queste? — gridò, saettando Cepione con uno sguardo corrucciato.

— Padrona mia, un po' di calma, e vediamo di intenderci; — disse quell'altro, adagiandosi tranquillamente sul cuscino d'una sedia a bracciuoli. — Anzitutto, perchè parli di novità? Non sono forse passati per le mie mani tutti i giovani patrizi che tu hai onorati della tua benevolenza? Valerio Catullo, Celio Rufo, Cornelio Basso, Aulo....

— Finiscila! — interruppe Clodia Metella. — Tu sei veramente noioso.

— Ah, ti secca la nomenclatura? Bada, padrona mia, non intendevo citare che i colombi spennacchiati; mettevo in disparte tutti quegli altri che hanno avuta la sorte di non lasciarci le penne maestre. Il povero Cepione li ha veduti passar tutti, l'uno dopo l'altro. Per Ercole! Si davano la muta, come i legionarii in sentinella. Ed io, destinato a colmar gl'intervalli, mi trovavo sempre fuori delle tue grazie; vedevo appena il sole, che già mi spariva dagli occhi. Eppure, vedi la mia bontà; in attesa di riavere la tua benevolenza, facevo servizio ai miei fortunati rivali; imprestavo quasi sempre io, le migliaia di sesterzi che dovevano servire ai donativi; fornivo io le armi contro di me. Che cosa vuoi di più umano? Ed anche adesso, io mi preparo a servirti. Quel giovinotto mi piace. Ti ringrazio di averlo scelto così ricco. Poverina! potevi benissimo invaghirti d'un plebeo povero in canna, o d'un cavalierino indebitito fino agli occhi, ed io avrei dovuto recarmelo in pace. Ma tu non l'hai fatto, padrona mia bella; tu sei sempre quella matrona di garbo, che ero avvezzo a stimare da tanti anni. Abbi dunque i miei ringraziamenti, e concedi che io tiri innanzi a servirti. —